MdS: entrate e uscite

Da qualche giorno non si può più consultare gratis l'edizione in edicola della Repubblica. Di per sé un avvenimento che non ha cambiato molto le mie abitudini di navigatrice: sono passata rapidamente ad altre testate, scoprendo tra l'altro che alcune non sono niente male. In un certo senso ci ho guadagnato. Ma naturalmente c'è dell'altro. In primo luogo, se Repubblica è passata all'abbonamento, gli altri non mancheranno di farlo prima o poi, e già si mormora del Corriere e del Nuovo. E poi, ma è la cosa più importante, come molti ho avuto la spiacevolissima sensazione che un'epoca si stia chiudendo e che se ne stia per aprire un'altra, temo molto meno eccitante e divertente di quella pioneristica che abbiamo vissuto negli ultimi sei o sette anni.

Repubblica si sarà fatta bene i suoi conti e io davvero non capisco nulla di modelli di business. Però non ho potuto fare a meno di pensare a cosa avrei fatto io se nelle mie navigate sfrenate e lunghissime dei primi tempi mi fossi continuamente imbattuta nell'obolo da versare. Nell'ordine: mi sarei scoraggiata, avrei navigato molto meno, avrei imparato molto meno, non avrei fatto questo sito.
Ebbene sì, non credo proprio che il MdS oggi esisterebbe se non fosse nato sulla spinta un po' euforica ed incosciente di "esserci" anch'io per il semplice piacere di condividere qualcosa con gli altri, di incontrare persone che facevano il mio stesso lavoro, di mettere a disposizione di altri quello che avevo imparato grazie alla generosità di qualcuno che viveva dall'altra parte del globo e che neanche conoscevo.
La forza del web non è quella di essere un luogo dove si pubblica a buon mercato rivolgendosi a un mercato planetario. O meglio, è "anche" questo, ma è soprattutto un luogo di incontro, dove le conoscenze e le esperienze di ognuno di noi si sommano a quelle degli altri, dando vita a una forma di conoscenza più ricca. Ma questo succede quando si è liberi di girovagare, di entrare in tutte le porte, di curiosare a piacere, e quindi di confrontare le idee e le opinioni. Non può succedere quando ci troviamo davanti le porte sbarrate. Questa conoscenza più ricca è un valore per tutti, anche per i grandi giornali che ora si fanno pagare.
Anche questo sito è una piccolissima impresa editoriale, che ha i suoi costi.
Uscite: pago un nome di dominio; pago un host tra i più costosi che ci sono in Italia per avere un servizio serio e affidabile; da poco pago anche il servizio di statistiche, che non serve a gratificarmi con il numero degli accessi, ma a capire dove vanno e cosa apprezzano di più i lettori; pago anche tutti i libri che escono sulla scrittura professionale e che recensisco regolarmente; pago in termini di sonno perso, di passeggiate e di corse non fatte, di film non visti, di mostre mancate.
Entrate: in termini economici nessuna, perché questo è uno dei pochissimi siti sulla scrittura che non ha alcun obiettivo di business.
Ma ovviamente non sono una masochista e ho altri generi di "entrate": in questi anni ho imparato in rete molte più cose che da mille master; ho scambiato e confrontato le mie idee con tante altre persone, spesso cambiandole o facendomene venire di nuove; ho conosciuto persone interessanti che altrimenti mai avrei incontrato; ho fatto nuove amicizie (non solo virtuali), che qualche volta hanno cambiato il mio modo di vedere le cose; sono diventata più brava nel mio lavoro, quello "vero", che mi dà da mangiare, facendomi guardare al futuro con ottimismo e una maggiore fiducia nelle mie capacità; ho raggiunto un numero di lettori che mai nessun libro mi avrebbe permesso di raggiungere.
È poco? Non credo, anzi credo che il mio bilancio sia pienamente in attivo.

Lo so che questa è una visione romantica di internet, che si addice al singolo e non a un'impresa. Però il web è nato e cresciuto proprio perché delle singole persone hanno avuto delle visioni del futuro e ci hanno creduto, profondendoci il loro tempo, le loro conoscenze, le loro energie, senza pensare a un ritorno economico.
Credo che saranno ancora loro a far crescere la rete e a farla rimanere un luogo che vale la pena di frequentare per incontrare altre persone, per fare e imparare qualcosa di utile per sé e per gli altri. Non la rete dei mercanti, ma la rete dei mercanti di sogni.