Essere brevi, ma dire tutto

La brevità è un punto di arrivo
"Mi scuso per la lunghezza della mia lettera, ma non ho avuto il tempo di scriverne una più breve". Così Blaise Pascal, intorno al 1656, apriva una tra le più note delle sue Lettres Provinciales.
Sì, perché nonostante il nostro retaggio scolastico secondo il quale più si scrive e meglio è, la brevità è un vero punto di arrivo, il risultato di un lungo lavoro editoriale e di molte revisioni. Un risultato che però vale veramente la pena di perseguire, se si vuole scrivere e comunicare bene.
I testi lunghi, i periodi contorti e le frasi ampollose non aumentano l’importanza del testo, né esaltano il suo contenuto. E nemmeno danno all’autore una patente di professionalità. Al contrario.

 
Versi e slogan, concentrati di desideri ed emozioni
E del resto, cosa c’è di più breve e concentrato della poesia? Non a caso, in tedesco "poesia" si dice Dichtung, letteralmente "addensamento". Eppure la poesia, anche se di un solo verso, è un vero detonatore di immagini e di emozioni.
Lo stesso si può dire del linguaggio pubblicitario. Slogan e frasi brevissime: distillati di parole pensati e limati a lungo per agire direttamente sul nostro inconscio e per farci venire una voglia improvvisa e irrefrenabile di comprare un prodotto.
Essere brevi quindi non significa affatto sacrificare qualcosa alla comunicazione. Anzi. La brevità e la concentrazione le giovano quasi sempre.
I dieci comandamenti non riempiono neanche mezza cartella. E che dire del sintetico e rivoluzionario "Liberté, égalité, fraternité"? Brevissimi, eppure una certa influenza sulla nostra civiltà occidentale l’hanno avuta.

 
Internet, dove la brevità si impone
Anche la comunicazione online, limitata dal piccolo spazio dello schermo, ci richiede di essere brevi. Certo, possiamo scrollare, e quando l’argomento ci interessa lo facciamo volentieri, ma se il testo supera le cinque o sei pagine, la lettura può diventare pesante.
È un limite? Secondo Giorgio De Rienzo, professore di letteratura italiana all'università di Torino, internet può essere invece una bella occasione di riscatto per la parola scritta. In un articolo sulla rivista Telèma, De Rienzo sostiene che la semplificazione del linguaggio richiesta da internet può essere addirittura salutare. "Semplificazione, si badi bene, non intesa come faciloneria ma come specificità e come pulizia di linguaggio, quasi come una rifondazione di uno strumento comunicativo fondamentale, di cui per superficialità e improvvisazione (e magari per eccesso di spettacolarità di invenzione) si è finito di smarrire il senso morale". E qui Di Rienzo ci invita a rifarci alla lezione di Manzoni, fautore di una lingua scritta fatta soprattutto di proprietà e chiarezza. La semplicità e la chiarezza della comunicazione online, quindi, come antidoto al bla bla sciatto e senza fine del linguaggio televisivo.

 
Eliminare la zavorra per volare in alto
Se la brevità è un punto di arrivo, la prolissità è propria delle prime stesure, dei testi non ancora sottoposti a revisione. Ed è un bene che sia così. Perché la prolissità deriva dall’inseguirsi delle idee, dal desiderio di fissarle subito sulla carta, così come vengono, senza perdere il filo.
Una volta finita la prima stesura, però, bisogna mettere ordine, valutare le nostre parole una per una ed essere impietosi nel tagliare tutta la zavorra. Solo così il nostro testo riuscirà a prendere il volo.

 
Piccole strategie antiprolissità

1. Leggete la sezione revisione di questo sito.
2. Attenzione ai periodi su cui avete faticato di più: con molte probabilità è lì che si annidano le frasi più involute e contorte.
3. Rileggete subito il testo ad alta voce: se voi stessi perdete il filo o arrivate alla fine di un periodo col fiato corto, accingetevi a tagliare o comunque orientatevi verso frasi più brevi e più semplici.
4. Sforzatevi sempre di trovare la parola giusta. Non girateci attorno e non accontentatevi di espressioni equivalenti, anche a costo di scartabellare tutti i dizionari dei sinonimi e dei contrari che avete in casa. "Let the meaning choose the word", raccomandava George Orwell, un maestro del linguaggio semplice e asciutto.
5. Eliminate, quando è possibile, i pronomi relativi inutili.
6. Date una caccia spietata alle ripetizioni. Non tanto e non solo delle singole parole, ma soprattutto di concetti e contenuti.
7. Usate sempre i verbi alla forma attiva. Ricorrete alla forma passiva solo quando non si conosce l’autore dell’azione o se chi ha subito l’azione è più importante di chi la ha compiuta.
8. Eliminate tutte le espressioni che diluiscono il testo: sembra che, appare che, si potrebbe affermare e simili.
9. Usate liste e tabelle quando dovete elencare informazioni e dati della stessa natura. Risparmierete molto spazio e aiuterete il lettore a focalizzare e a ricordare le cose più importanti.
10. Fate attenzione alle ridondanze, ovvero quando uno è di troppo:

il nuovo progetto-pilota
fonte originale
mutuo accordo
risultato finale
esigenze specifiche
un particolare tipo di
progetti futuri
di forma quadrata = quadrato
di colore rosso
il settore della finanza = la finanza

11. Senza fare una guerra indiscriminata agli avverbi, eliminate quelli inutili: realmente, estremamente, in realtà, in definitiva, veramente, generalmente.

12. Valutate se non state eccedendo nei dettagli, negli approfondimenti o nelle informazioni di contesto.
Se state scrivendo per il web, spostate i dettagli a un livello successivo attraverso un link. Se si tratta di una brochure, potreste pensare a un box. Se invece state redigendo un documento aziendale, c’è sempre la possibilità di un allegato.

13. Optate sempre per i verbi più semplici e brevi:

prendere una decisione > decidere
esprimere una valutazione > valutare
si rende necessario > bisogna
avere l’opportunità di > potere
essere in grado di > potere

14. Privilegiate i verbi rispetto ai sostantivi. Non solo sono più brevi, ma anche più forti ed espressivi.
Non "l’azienda Pinco Pallino è il vostro partner strategico nella riprogettazione dei processi produttivi, nell’innovazione delle professionalità, nel miglioramento dell’efficienza e della competitività sul mercato", ma "l’azienda Pinco Pallino è il vostro partner strategico per riprogettare i processi produttivi, innovare le professionalità, migliorare l’efficienza e la competitività sul mercato".

 
E infine... una filastrocca con qualche verità
L'ho trovata su internet, ma non saprei più risalire alla fonte. Nella sua forma infantile e scherzosa, è un concentrato di saggezza editoriale:

The briefer, the reliefer

It has often been said
there's so much to be read,
you never can cram
all those words in your head.
So the writer who breeds
more words than he needs
is making a chore
for the reader who reads.
That's why my belief is
the briefer the brief is, the greater sigh
of the reader's relief is.