Economist Style Guide: l’introduzione

La guida di stile del settimanale britannico The Economist è una delle più famose al mondo.
Testimonia il rigore e l'accuratezza cui devono attenersi i giornalisti e i collaboratori, ma offre indicazioni utili e chiare a chiunque scriva e desideri farsi capire.

Questa è la traduzione dell'introduzione (ogni miglioramento è benvenuto):

Il primo requisito dell’Economist è di essere immediatamente comprensibile. La chiarezza della scrittura di solito segue quella del pensiero. Allora, pensa a quello che vuoi dire, poi dillo nel modo più semplice possibile.

Tieni a mente le sei regole fondamentali di George Orwell ("Politics and the English Language", 1946):

  1. Non usare mai metafore, similitudini o altre figure retoriche che sei abituato a vedere sulla carta stampata.
  2. Non usare mai una parola lunga se puoi usarne una corta.
  3. Se puoi tagliare una parola, fallo.
  4. Non usare mai la forma passiva quando poi usare quella attiva.
  5. Non usare mai un'espressione straniera, un termine scientifico o gergale quando esiste un equivalente nella propria lingua.
  6. Infrangi queste regole prima di dire qualcosa di tremendo.

Ai lettori importa soprattutto quel che abbiamo da dire. Il modo in cui lo diciamo può incoraggiarli ad andare oltre o farli smettere di leggere. Se vogliamo che proseguano, non dobbiamo essere compassati.

“Scrivere con uno stile autentico, genuino”, dice William Hazlitt, “è scrivere come si parla in una normale conversazione in cui scegliamo bene le parole e discorriamo con agio, forza e appropriatezza, senza infiorettature pedanti e retoriche.”

Usa il linguaggio di tutti i giorni, non quello dei portavoce, degli avvocati o dei burocrati (preferisci permettere a consentire, comprare ad acquistare, regalare a fare omaggio di, ricco a benestante, persone a individui o soggetti, andare a recarsi, notare a rilevare). La pomposità e la prolissità tendono a oscurare il senso o rivelano se manca. Fanne a meno e opta per parole semplici.

Non essere arrogante, né dittatoriale. Chi non è d’accordo con te non è necessariamente matto o stupido. Non c’è alcun bisogno di tacciare qualcuno di stupidità: eventualmente saranno le tue analisi accurate a dimostrarlo. Quando esprimi la tua opinione, non limitarti ad affermare. L’obiettivo non è semplicemente dire ai lettori cosa pensi, ma persuaderli. Ci riuscirai con le argomentazioni, il ragionamento, le prove di qaunto affermi. Vai piano con i condizionali dovrebbe e potrebbe.

Non compiacerti troppo di te stesso. Non vantarti se sei riuscito a prevedere correttamente qualcosa o a fare uno scoop. Rischi di annoiare o irritare i lettori più che impressionarli.

Non essere nemmeno troppo chiacchierone. Sorpresa, sorpresa! dà sui nervi più che informare. E così oh! oh! in mezzo a una frase, oppure E allora… eccetera.

Non essere troppo didattico. Se ci sono troppe frasi che cominciano con Se confronti… Considera che… Immagina… Guarda… Ricorda che.. ai lettori sembrerà di leggere un manuale o un libro di testo (o una guida di stile). Non è così che li convincerai a rinnovare l’abbonamento.

Fai del tuo meglio per essere comprensibile (“Per me esiste una sola regola: essere chiari”, Stendhal). Le frasi semplici possono aiutarti. Riduci al minimo gli effetti speciali e i periodi complicati e, se necessario, ricorda il commento del New Yorker: “Rincorse la frase all’indietro, finché la mente vacillò.”

Questa lettera di un lettore può esserci di monito:

Sirs,

a volte basta una sola frase dell’Economist a farci divertire per ore. Per esempio: “Eppure i diplomatici tedeschi a Belgrado non sono riusciti a convincere il loro governo che aveva torto a pensare che la minaccia del riconoscimnto internazionale di Croazia e Slovenia costituisse un deterrrente per la Serbia.”

Leggo il vostro giornale da tanti anni e ho distillato due lezioni sull’uso del linguaggio. La prima: di solito è più facile scrivere una doppia negazione che interpretarla. La seconda: a meno che la descrizione di un evento considerato senza conseguenze includa una negazione doppia o di livello superiore, non si può confutare che l’autore ha trascurato di eliminare altre intepretazioni dell’evento che non risultano soddisfacenti alla luce di altri eventi, che potrebbero non essere correlati o non essere affatto avvenuti.

Per queste ragioni, non ho affatto trascurato il vostro messaggio che mi ricordava di non far scadere l’abbonamento.

Non si può dire che io sia un lettore scontento.

Willard Dunning

Ecco come un buon autore tratta i suoi periodi secondo Mark Twain “A volte può indulgere in uno lungo, ma allora deve essere sicuro che non ci siano arzigogoli, indeterminatezza, incisi che interrompono la visione di insieme. Una volta finito, non deve vedere un serpente di con metà dei suoi archi sottacqua, ma una processione con le fiaccole.”

I paragrafi lunghi, come le frasi lunghe, possono confondere il lettore. “Il paragrafo”, secondo Fowler, “è essenzialmente un'unità di pensiero, non di lunghezza; il suo contenuto deve essere omogeneo ed esposto in modo sequenziale.” I paragrafi fatti di un solo periodo devono essere l’eccezione.

La chiarezza del pensiero è la chiave della chiarezza della scrittura. “Lo scrittore scrupoloso”, osservava George Orwell, “ogni volta che scrive una frase si fa almeno quattro domande. Cosa sto cercando di dire? Quali parole lo esprimono meglio? Quale immagine o espressione idiomatica può renderlo più chiaro? L’immagine è abbastanza fresca e originale da avere un impatto?

Probabilmente di domande se ne farà ancora due: Posso essere un po’ più breve?  Ho scritto qualcosa di brutto che avrei potuto evitare?

Gli scrittori scrupolosi noteranno infine che il loro testo è stato solo leggermente modificato e che probabilmente sarà utilizzato. Potrebbe persino essere letto.