Le fonti: chiare e buone/1

di Corrado de Francesco

 

Quando siamo in montagna e abbiamo sete cerchiamo fonti chiare e buone. Con le informazioni è lo stesso. La sete di conoscenza che vogliamo soddisfare con il nostro lavoro richiede fonti chiare e buone.
Chiaro significa che l'autore indica in maniera precisa da dove ha tratto l'informazione che sta riportando.
Buono vuol dire che la fonte è attendibile e aggiornata.
Vediamo allora questi due punti: la chiarezza e la bontà delle fonti. Quanto diremo vale per qualsiasi fonte di comunicazione verbale e scritta, quale che sia la sua forma: lucido, articolo, rapporto, libro, pagina web.

Se la fonte è chiara possiamo risalire ad essa e ritrovare con facilità l'informazione riportata nel testo. Solo così diamo al lettore la possibilità di controllare quanto diciamo.
Un esempio di fonte chiara è "Bureau of the Census, Statistical Abstract of the United States 2000, p. 125"
Esempi di fonti poco chiare? Basta scorrere i quotidiani: "dati Censis", "come riportato sul Wall Street Journal" oppure "secondo un'indagine Istat".

Bene, avete capito. Una fonte chiara riporta autore, titolo, periodico o editore, data e pagina. La presenza o assenza di queste informazioni nelle indicazioni delle fonti la dice lunga sull'atteggiamento di fondo dell'autore.
Chi indica le fonti in modo completo e corretto dimostra nei fatti di voler essere utile al lettore e di voler socializzare quanto sa.
Chi indica le fonti in maniera "parsimoniosa" è un patrimonialista che vuole mantenere il possesso della sua conoscenza.

Ma le fonti rivelano anche lo stile di lavoro dell'autore e della qualità di quanto scrive. Al di là delle sue tendenze patrimonialistiche, un autore che indica sommariamente le proprie fonti rivela spesso la sua assenza di capacità nell'organizzazione e gestione delle informazioni. Di persone così ne conosciamo tante. Sono fieri della loro scrivania coperta da cataste di carte. La guardano con affetto e dicono "trovo sempre quello che cerco". È vero. Il problema è che questo sistema può andare bene per una persona, ma non per un gruppo o un'organizzazione. È uno stile di lavoro che blocca la diffusione sociale della conoscenza. E il problema oggi è proprio questo: socializzare la conoscenza.

Se vogliamo essere non solo produttori ma anche diffusori di conoscenza dobbiamo seguire uno stile diverso.
Informazioni complete e chiare sulle fonti riflettono uno stile di lavoro intellettuale capace di creare e diffondere conoscenza. Uno stile proprio di chi cerca la verifica da parte di chi li legge: perché è come se dicesse "questo è il percorso logico che mi ha portato qui: fallo anche tu e arriverai alle mie stesse conclusioni".

La diffusione del web accentua la necessità di fonti chiare. Un testo online dovrebbe contenere riferimenti completi e gli eventuali link.
In concreto, un testo dovrebbe prevedere sempre una sezione "riferimenti", "riferimenti bibliografici" o "bibliografia" nel quale riportare i riferimenti dei testi citati in ordine alfabetico (in base al cognome dell'autore). 
Nel testo, il riferimento a quanto riportato nella sezione "bibliografia" verrà fatto riportando tra parentesi cognome dell'autore, anno e pagina (o pagine). Per un quadro di sintesi rimando al mio Computer e Internet per lavorare con i testi  (Milano, FrancoAngeli, 2001).

La presenza o l'assenza di fonti chiare non è però l'unica cartina di tornasole dello stile di lavoro intellettuale dell'autore. Un'altra è costituita dalla presenza (o assenza) di standard nel modo di indicare le fonti stesse.
Mi riferisco a disomogeneità per quanto riguarda vari aspetti:

  • autore: qualche autore è indicato con il solo cognome e l'iniziale puntata del nome, qualcun altro con il nome per esteso
  • titolo: alcuni titoli di articoli sono riportati in corsivo, altri tra virgolette francesi e altri ancora tra virgolette inglesi
  • periodico: il titolo dello stesso periodico è indicato in modo diverso, talvolta con abbreviazioni
  • editore: lo stesso editore è indicato in modo diverso (F. Angeli, Angeli, Franco Angeli)
  • pagine citate: indicate con pp., p. pag., pagg. 
  • anno: riportato talvolta di seguito all'autore, talvolta dopo le pagine.

E l'elenco potrebbe continuare... 
In concreto, consiglio di controllare:

  • sequenza dei campi: i campi autore, titolo, periodico, editore, pagine e anno devono sempre essere nello stesso ordine
  • formato grafico: i campi devono avere un formato costante (ad es. Times New Roman 12 corsivo per i titoli)
  • editore e periodico: devono essere indicati sempre nello stesso modo.

Va da sé che l'uso di un database per gestire i riferimenti bibliografici risolve molti di questi problemi di chiarezza delle fonti.
Ma la chiarezza delle fonti non risolve la questione della loro bontà. Un buon autore dovrebbe usare solo buone fonti. "Buona" in questo caso significa attendibile.

 


Corrado de Francesco, nato a Milano nel 1952, ha una lunga esperienza come autore, docente universitario e consulente. Scrive testi e ipertesti su carta, cd-rom e web.
Nel mese di marzo 2001 ha pubblicato Computer e Internet per lavorare con i testi, presso la FrancoAngeli. Presso la stessa casa editrice ha pubblicato, nel mese di novembre 2001, Lavorare con i numeri dell'istruzione, una guida alla elaborazione, pubblicazione e leggibilità dei dati (definizioni, indicazioni su come leggere i dati, progettare una tabella, realizzarla e modificarla con Word ed Excel; un capitolo infine è dedicato alle fonti e un glossario fornisce le definizioni essenziali per orientarsi fra i numeri).
Il suo blog: http://cordef.wordpress.com, dedicato agli studenti universitari.
Di Corrado de Francesco, su questo sito leggi anche:
Le fonti: chiare e buone 2 e Lavorare con i numeri: testo o tabelle?