A lezione di business writing con Dante e Totò

Ho letto le bozze di Business writing. Scrivere nell’era di Internet di Alessandro Lucchini quasi un anno fa, sotto il sole primaverile di una spiaggia toscana. Dovevo fare un buffo effetto ai miei vicini di ombrellone: ho letto ininterrottamente per ore, con una matita in mano, un’aria divertita e compiaciuta, una risata irrefrenabile ogni tanto.
Eppure leggevo un libro impegnativo, sulla scrittura professionale, sicuramente il primo del genere in Italia.
Il fatto era che in quel libro mi ci ritrovavo in pieno, riconoscevo mille situazioni della mia stessa vita lavorativa, tante convinzioni che avevo maturato con fatica e a forza di errori, in mancanza di riferimenti, di libri, di maestri. Il tutto condito con una buona dose di affettuosa e bonaria invidia: mi ci riconoscevo talmente che quel libro avrei voluto averlo scritto io. O almeno avrei voluto averlo letto dieci anni fa, quando muovevo i primi passi nella professione e non sapevo davvero che pesci prendere. "Business writing" era un’espressione – e una disciplina – totalmente sconosciuta in Italia.
Anche Alessandro, che è mio coetaneo, deve aver avuto le stesse difficoltà. Per rifarci di tante privazioni, io ho fatto un sito e lui ha scritto un libro.

 

Business writing. Scrivere nell’era di Internet è ora in libreria, pubblicato da Sperling & Kupfer (26.000 lire). Non lasciatevi ingannare dalla copertina un po’ tecnologica, né dal fatto che in molte librerie lo trovate nella sezione Management (sicuramente per colpa di quel "business" nel titolo). E’ un manuale sì, ma assolutamente fuori del comune. Rivolto a tutti, perché nella società dell’informazione e di Internet "siamo tutti business writer".

Tanto per cominciare vi sentite chiamati in causa fin dall’inizio: "a te lettore" è il titolo dell’introduzione ed è al lettore che Alessandro comincia a rivolgersi direttamente, dandogli del tu da pag. 1 a pag. 260 dove il libro finisce. E subito vi spiega perché ha scritto il libro e cosa vi troverete.
La scommessa del libro è quella di coniugare il meglio di due modelli di scrittura professionale: quello americano, della scrittura breve ed efficace, molto pragmatico, regolato da tanta manualistica e proprio per questo ad alto rischio di superficialità e semplificazione; quello europeo (ma mi viene da dire "mediterraneo"), più dispersivo e anarchico ma nutrito da una cultura filosofica e letteraria più profonda, un patrimonio che fornisce allo scrittore professionale mille spunti, idee e soluzioni.

Il viaggio nelle maggiori università statunitensi e nella cultura americana del business writing fa da sfondo al libro, ma sono soprattutto gli scrittori ad accompagnarci: Henry James ci insegna a concepire inizi che catturano il lettore, Cicerone a organizzare un discorso convincente, Manzoni a coinvolgere il lettore con la forza delle sinestesie, Calvino ed Hemingway sono maestri di brevità ed efficacia, Dante e Bob Dylan ci dimostrano la capacità persuasiva della ripetizione, Shakespeare quella degli infiniti dei verbi... Totò (in Totò, Peppino e la Malafemmena) l’ambiguità della punteggiatura.

Con l’aiuto di tanti illustri testimonial, delle epoche più diverse, Alessandro Lucchini ci convince, capitolo dopo capitolo, che la scrittura non è il misterioso prodotto dell’ispirazione, ma un processo che si può imparare, anche divertendosi. Dalle tecniche per produrre e organizzare le idee ai consigli per strutturare il testo, dalla scrittura chiara ed efficace alle questioni di stile, in un percorso che tra un brano di letteratura e una lettera aziendale ci insegna ad affrontare i problemi pratici e quotidiani della scrittura di lavoro. Per esempio: superare il blocco della pagina bianca, fare l’editing di un testo, dare le cattive notizie, evitare le frasi fatte, scrivere per convincere, usare la punteggiatura, essere brevi.

Business writing non è un manuale da consultare in cerca di soluzioni precostituite o di facili ricette. Come scrive l’autore, si può anche gustare come uno spiedino, boccone per boccone, ma io vi consiglio di leggerlo (almeno la prima volta) dall’inizio alla fine, perché prende come un romanzo. E proprio i romanzi sono i libri che Lucchini ci esorta a leggere per migliorare la nostra scrittura di lavoro: "mettere dentro per poi tirare fuori" è il titolo del capitolo che chiude il percorso sul business writing, un invito a fermare i tempi frenetici della nostra quotidianità per immergerci nei mondi narrativi dei grandi scrittori. 
Non ci sono scorciatoie: solo leggere tanto aiuta a scrivere bene, nel lavoro e non. Oltre che a vivere, naturalmente, come diceva Flaubert.

P.S. Faccio tesoro di uno dei consigli del libro, ovvero attirare l’attenzione del lettore con il post scriptum. L’ultima sezione è dedicata alla scrittura per il web: una lunga carrellata di opinioni, testimonianze ed esperienze di professionisti che hanno fatto della comunicazione online il loro lavoro quotidiano.

 


Alessandro Lucchini
Nato a Milano nel 1959, business writer. Laurea in lettere moderne, anni di giornalismo e di pubblicità. È autore dei libri Intranet. Teoria e pratica (Apogeo 2004), Content management (Apogeo, Milano 2002), Business writing. Scrivere nell’era di internet (Sperling & Kupfer, Milano 2001), Scrivere. Una fatica nera e di vari corsi di scrittura professionale in siti di e-learning. Tiene corsi di business/web writing per aziende ed enti pubblici, insegna all’Università Iulm di Milano ed è nel comitato scientifico del master di italiano scritto e professionale dell’Università di Pisa.
PS Anche sul blog e sulla mia libreria di Anobii si parla di libri.