La magia della scrittura

un'intervista ad Alessandro Lucchini


La magica sigla, PNL, la incontrai circa due anni fa leggendo il Quaderno di Alessandro Lucchini dedicato all'e-learning. Pensai a un refuso, scoprii invece che era l'acronimo di Programmazione Neuro Linguistica.
Me ne dimenticai presto: l'espressione non mi attraeva, a cominciare proprio da quella "programmazione". Fu lo stesso Alessandro a farmici nuovamente pensare quando qualche mese più tardi mi raccontò il suo progetto di dedicare un libro collettivo all'applicazione dei modelli neurolinguistici alla scrittura e mi chiese di collaborare con una voce. Mi propose la M di marketing.

Mi sono messa a studiare qualcosa cui forse spontaneamente non mi sarei avvicinata. Ho letto La struttura della magia di Bandler e Grinder, mi sono appassionata alle storie terapeutiche di Milton Erickson, ho seguito corsi interessanti, ma il mio capitolo stentava a prendere forma.
Poi, in un giorno di agosto del 2004 ho "magicamente" scritto di filato il mio testo. Avevo trovato la chiave proprio osservandomi scrivere da lontano, "modellando" e poi raccontando il mio metodo di lavoro.
Tutto rientrava in gioco: il rapporto con il lettore, le sue conoscenze e le sue aspettative, la forma, la concretezza e il suono delle parole, la loro capacità evocativa, la razionalità e l'intuizione, la fisicità della scrittura, il mio rapporto con lei.

Ho scritto il testo, l'ho mandato ad Alessandro, me ne sono anche un po' dimenticata finché non l'ho riletto sul libro.
Quello che invece fortunatamente è rimasto con me è proprio quel modellino di "laboratorio luisa" che mi sono costruita nella testa, che ho applicato e arricchito - spesso inconsapevolmente - moltissime volte da allora. Ci ricorro spesso e ne creo altri, ogni volta che mi trovo davanti a un problema nuovo. Stacco, osservo, rimodello, scrivo con nuova consapevolezza.

Di questi personali modellini ne La magia della scrittura ce ne sono altre decine, tutti diversi per taglio e per stile, quanti sono gli autori. Dalla A di Advertising alla Z di Zitti tutti! passando per l'email, il giornalismo, internet, le lettere d'amore, la politica...
Ma non finisce qui: il libro si espande in rete con il suo blog e con i capitoli che alcuni autori hanno messo online:

Email. Scrivere o parlare? di Alessandro Lucchini
Marketing, di Luisa Carrada
Technical writing, di Fabrizio Comolli

 

Intervista

Alessandro, partiamo dalla "magia" del titolo, una parola che evoca facilità, incanto e bacchetta magica. Dov'è la magia?

Se evoca questo, vuol dire che il titolo funziona, ma in realtà il libro non parla della magia intesa come risparmio di fatica per l'autore, piuttosto come attenzione e risposta da parte del lettore. Non la bacchetta magica, quindi, ma una serie di tecniche per costruire una buona relazione con il lettore, per imparare a entrare nella sua percezione, nella sua comprensione. "Comprendere" in senso etimologico: prendere insieme, chi scrive e chi legge.

Nel sottotitolo invece c'è una parola un po' più difficile, "neurolinguistica". Puoi spiegare in maniera semplice di che si tratta?

Ci provo... anche se si fanno master di anni e anni per capire che cos'è.
In realtà la definizione più in uso è Programmazione Neurolinguistica - PNL. Si tratta di quel modello di comportamento elaborato negli anni Settanta dai due studiosi americani Richard Bandler e John Grinder e che viene definito come lo studio della struttura dell'esperienza soggettiva.
In parole più semplici, si tratta di studiare come le persone apprendono, come si rappresentano la loro realtà, come la rielaborano.
Per la scrittura, significa studiare come funzionano i meccanismi percettivi da parte del lettore, quali schemi attiva per comprendere un testo. Schemi di diversa natura: logici, psicologici, emotivi.
Per l'autore, capire come l'esperienza soggettiva diventa pensiero, il pensiero diventa parola e la parola scrittura.
Per il lettore, il processo è inverso: dalla scrittura alla parola, dalla parola al pensiero.
Il pensiero (neuro) si relaziona con la linguistica, ma quest'ultima influenza a sua volta il pensiero.

Tutta la scrittura professionale è una "scrittura di relazione". Negli ultimi anni il web ha reso questa dimensione ancora più evidente. Il Cluetrain Manifesto l'aveva detto già un po' di anni fa: "I mercati sono conversazioni". Quali sono i principali elementi di attenzione nella gestione di queste conversazioni scritte? Conversazioni almeno apparentemente più difficili di quelle verbali.

È vero che tutti abbiamo molta più esperienza nella parola parlata. La impariamo prima e la usiamo molto di più.
Il principale ostacolo è la distanza tra lo stile del linguaggio parlato e quello del linguaggio scritto.
A scuola parlavamo di "registri"... "il registro linguistico scritto è più elevato". Si dice "dire", ma si scrive "afferire", "dichiarare", "affermare". Si dice "fare", ma si scrive "effettuare" o "realizzare".
Questa distanza la portiamo con noi anche nella scrittura di lavoro. Quindi gli elementi di attenzione sono in parte logici, in parte emotivi.
Quelli logici nei corsi li riassumo nelle 5 S della scrittura professionale: semplicità, sintesi, struttura, stile, seduzione.
Semplicità vuol dire scrivere chiaro, sintesi utilizzare la lunghezza giusta, struttura organizzare i pensieri, stile saper scegliere la forma e il tono adeguati, seduzione saper cogliere l'attenzione del lettore.
E con la seduzione siamo già nella sfera delle emozioni. La scrittura professionale oggi è molto influenzata dagli stati d'animo.
Pensiamo solo alla quantità di email che riceviamo ogni giorno, a come questa quantità si riflette sulla qualità. Pensiamo al flaming, alle litigate, alle intemperanze online.
L'email è il caso più eclatante, perché la parola sta a metà tra scritto e parlato. Ciò dà vivacità alla comunicazione, ma può creare molti problemi nei rapporti interpersonali.

È anche per questo che trovo la parola "conversazione" particolarmente adatta a descrivere la "relazione scritta". Conversare è parlare in maniera riflessiva ed educata, con rispetto per l'interlocutore e i suoi argomenti, con attenzione alla sua sensibilità e anche alle scelte lessicali...

Rispetto ed educazione sono dei begli obiettivi, ma spesso disattesi. E non parlo solo del rispetto per l'interlocutore, ma anche del rispetto per la stessa scrittura, per le regole.
Sono dell'idea che dobbiamo imparare a dimenticarci delle regole, ma per farlo dobbiamo digerirle prima ben bene.
Tra le buone regole ci sono la punteggiatura, la chiarezza del messaggio, la lunghezza giusta del testo. Quando scriviamo per lavoro, soprattutto online, spesso ce ne dimentichiamo.

Secondo te, dopo tanto parlare (e scrivere) anche in Italia di scrittura professionale, le aziende e le amministrazioni scrivono effettivamente meglio? C'è una maggiore consapevolezza dell'importanza della scrittura che si traduce anche in qualità?

Sicuramente. Io mi occupo di formazione ormai da una decina d'anni e ho visto dei forti cambiamenti. In meglio, perché si apprezza e si pratica una scrittura più snella ed essenziale, e al tempo stesso più vivace. Ma vedo anche dei segnali di involuzione, soprattutto nel senso della trasandatezza.
Una volta c'erano le forche caudine del "visto si stampi", oggi la possibilità di correggere un testo online diventa facilmente un alibi per una minore attenzione. Si perde la sacralità, e anche un po' il rispetto per la scrittura.
Il bilancio però è pienamente positivo. Tra aziende private e pubbliche amministrazioni, devo dire che dal mio personale punto di vista vedo cambiamenti più interessanti nel pubblico. Forse perché partivano da una situazione più arretrata, le amministrazioni hanno sviluppato una spinta e un interesse maggiore verso il cambiamento. A partire dal web, che li ha messi a diretto contatto con il cittadino, ma poi via via in tutti gli altri strumenti di comunicazione.

Un'ultima domanda, Alessandro. Questo è il terzo libro collettivo che progetti e coordini. Perché questa preferenza per i libri corali? È una preferenza personale o pensi che siano anche libri più utili?

Entrambe le cose. Amo i libri corali, forse perché amo molto la musica, il canto, il coro. L'idea di una polifonia, di un'armonia che nasce da più voci per me è molto più affascinante del bel canto singolo.
Penso anche che siano libri molto utili quando il tema è nuovo, ancora un oggetto di ricerca. È stato così per il web content management e per l'intranet, lo è ancora di più per i modelli neurolinguistici applicati alla scrittura.
Io sono soprattutto un appassionato della scrittura e ho cercato di trasferire questa passione ad altre persone - maestri, colleghi, amici, allievi -, di coinvolgerli nello studio di un tema nuovo.
Questi tre libri non sono dei manuali, ma delle raccolte di esperienze. Il manuale lo scrive chi è molto esperto di un argomento, ne conosce le sfumature, la macro-impalcatura come i dettagli.
Noi invece siamo degli artigiani, delle persone che lavorano, che fanno ricerca ed elaborano delle prime sistemazioni. Per questo penso che la pluralità delle voci abbia un particolare valore.
Per quanto riguarda La magia della scrittura, vorrei ricordare che è il primo libro al mondo sul tema della neurolinguistica applicata alla scrittura. Lo dico con orgoglio, ma anche con molta umiltà. Spero anzi che questo libro apra la strada a nuovi confronti, e ad altri libri, magari molto migliori.


Il libro La Magia della scrittura. Scrivere per farsi leggere neurolinguistica e stile efficace, coordinato da Alessandro Lucchini, è pubblicato da Sperling & Kupfer e costa 22 euro. Tutti i diritti d'autore sono devoluti a Emergency.