L’officina della memoria: leggere e scrivere per un lavoro di ricerca

di Alfonso Acocella

I modi della lettura

Se si intende fare ricerca seriamente non bisogna tralasciare nessuna pista, né disprezzare alcuna fonte.
Anche il più insignificante articolo, citazione o passaggio occasionale sul nostro argomento di ricerca può fornirci, se non grandi chiarimenti o posizioni fondamentali, spunti per un'idea da sviluppare, suggerimenti per la titolazione di un paragrafo, di un capitolo, notizie occasionali che ci informano su un particolare aspetto legato al nostro tema.

Tutto viene filtrato dalla lettura, da quell'attività mentale che consente di assimilare dati, informazioni, valutazioni; di far nascere connessioni, collegamenti, fusioni.
Sulla lettura si fonda l'avvio della riflessione sul tema di ricerca; attraverso letture di qualità ci appassioniamo al tema.

Possiamo provare a delineare tre diversi livelli o modalità di approccio all'atto mentale della lettura (anche se è evidente che essi agiscono, possono agire, contestualmente) per mettere in evidenza l'importanza fondamentale della fase dello studio all'intern dell'intero processo di scrittura di un lavoro di ricerca.

1. Lettura "passiva" o "compilativa"
Finalizzata prevalentemente all'acquisizione, alla raccolta dei dati, di informazioni messi a disposizione dalle nostre fonti (scritte o iconografiche) con un processo di selezione e di trasferimento "perimetrato", "analogico" dai documenti di ricerca raccolti all'interno della nostra elaborazione.
Un approccio indispensabile, ma che da solo non produce originalità se non accompagnato da uno sforzo di "criticità" e di "creatività".

2. Lettura critica
La lettura critica impone un atteggiamento più maturo, più esperto e distaccato da parte del lettore che desidera sì essere informato, ma anche esprimere le sue valutazioni circa adeguatezza e interesse/originalità dell'informazione in relazione ai propri obiettivi di ricerca, soppesando le conclusioni raggiunte da chi scrive, sforzandosi eventualmente di prolungare, di allargare i risultati già acquisiti in vista di una personale elaborazione, un maggiore perfezionamento, una sistematizzazione dell'argomento.
La capacità di cogliere la debolezza o la forza, la novità o la ripetitività delle informazioni, delle interpretazioni espresse da altri consente di fare scelte su "cosa trattenere" e "cosa scartare", "cestinare" nella fase di rielaborazione successiva.

"La lettura critica e valutativa — afferma F. De Bartolomeis — è un precedente necessario di ogni tipo di ricerca, anche sperimentale. Chi non ha imparato ad utilizzare libri non potrà orientarsi sullo stato delle conoscenze nel settore che gli interessa e quindi non sarà in grado di dare un contributo originale.

I libri sono congegni che hanno delle parti; esse sono in relazione e devono funzionare. Possono esserci cattivi o insufficienti raccordi e allora il congegno funziona male. La lettura critica e valutativa implica la capacità di giudicare un libro come congegno, ossia nella sua struttura e nel suo funzionamento.

Su quale piano un certo libro è fondato? Quali problemi affronta e risolve? Con quali mezzi? Qual è la rilevanza delle soluzioni ? Sono originali? Come modificano le nostre conoscenze precedenti ? Quale tipo di risposta personale diamo? È su questa risposta che si misura l'apprendimento: occorre una risposta produttiva appunto in termini di critica e valutazione."

F. De Bartolomeis, La ricerca come antipedagogia , Milano, Feltrinelli, 1969)

3. Lettura creativa
Il lettore legge e usa le parole, le frasi, le immagini destrutturandole e reimpiegandole con forza creativa e d'azzardo come materiale-stimolo per sviluppare nuove ipotesi interpretative, nuovi pensieri e valutazioni.
Si "deformano", in questo caso, i concetti tratti dalle letture per sviluppare idee "altre", inedite interpretazioni o descrizioni.
In questa operazione di "innesto creativo" possono giocare un ruolo importante anche letture esterne al campo specifico di ricerca.
Si tratta in questo caso di trasferimenti più o meno felici, più o meno sensati.
L'avanzamento della ricerca, la proposizione di nuove prospettive interpretative e/o valutative passa spesso attraverso questi trapianti di idee, di atteggiamenti inediti da un campo all'altro del sapere.

 

Sottolineature, segnature, titolazioni

La sottolineatura in rosso; la segnatura laterale dei testi; l'individuazione di collegamenti, di rimandi; l'appunto a penna di un'idea inattesa; di una ipotesi di ulteriore approfondimento che si forma durante la lettura, possono sembrare aspetti ovvi ma, in realtà, sono fondamentali per ritornare facilmente sugli argomenti in un secondo momento, rintracciare ciò che si è ricevuto “in dono” dagli altri autori, smuovere il campo di indagine in vista di inediti sviluppi.

Durante la lettura è importante soprattutto dare una brevissima titolazione tematica ai singoli brani (o gruppi di brani) che si leggono in modo da poter, poi, velocemente, procedere al "sezionamento" e all'enucleazione dei tematismi, degli argomenti ritenuti utili per la ricerca.

A conclusione del lavoro di lettura deve essere stato prodotto un fitto lavoro di scomposizione, di segnatura, di rinvii, di brevi annotazioni; sul testo che si legge deve essersi sedimentata una griglia interpretativa personale.

 

Le schede di lettura

Obiettivo strettamente collegato alla lettura/studio della documentazione raccolta è il passaggio alla fase successiva, che potremmo definire di "smontaggio", di "destrutturazione" dei singoli congegni documentali (saggi, articoli, recensioni, dossier, depliant, libri, ma anche interviste, repertori iconografici, indirizzi) in singole schede (o, più semplicemente, fogli di carta formato A4) fortemente tematizzate, utili ad accogliere su supporti distinti le parti, i passaggi, le immagini ritenute importanti ai fini del taglio che intendiamo dare alla ricerca.

Con semplicità possiamo attuare questo "sezionamento" dei documenti attraverso schede di lettura organizzate su fogli mobili in cui sarà posta in bella mostra la titolazione dell'argomento affrontato, la citazione di alcuni passaggi chiave, l'annotazione di frasi significative che colgono con sinteticità alcuni aspetti essenziali dell'oggetto di trattazione, o più semplicemente una evocazione letteraria, testuale.

Le tematiche e le titolazioni delle schede (legate ai contenuti, agli argomenti che ci vengono incontro, e spesso ci investono con forza, attraverso la lettura) sono in alcuni casi legate o inquadrabili nelle voci del nostro indice, altre volte agiranno in direzione dell'ampliamento, della specializzazione ulteriore della struttura dell'indice stesso che costituirà dall'inizio alla fine del lavoro di ricerca e di scrittura un palinsesto in continuo aggiornamento, perfezionamento, ri-scrittura.

Questo lavoro di lettura, selezione, disaggregazione — che si effettua sui documenti nella loro interezza di partenza — consente di "cestinare" le parti ritenute non interessanti (o quantomeno non interessanti in questa fase della ricerca), di mantenere in vita o enfatizzare ciò che appare vitale e importante.
È questo il momento in cui si prendono delle decisioni, si effettuano delle scelte rispetto ai documenti raccolti. I documenti originali e integrali (dopo essere stati esaminati ed utilizzati attraverso estrapolazioni, riduzioni, riproduzioni di singole parti) possono ora essere messi da parte. Ci si potrà tornare sopra in fasi successive della ricerca per recuperare argomenti, passaggi, informazioni sottovalutate che — nell'affinamento del lavoro di ricerca o di scrittura — hanno recuperato dignità, se non interesse specifico.
Per questo motivo è importante lavorare sempre su una fotocopia rispetto a ciò che rappresenta, per il nostro archivio di ricerca, l'originale di partenza.

Pur rappresentando una tappa importante - che possiamo valutare come intermedia rispetto al lavoro finale di scrittura - l'organizzazione delle schede di lettura può rimanere sterile e improduttiva se non è accompagnata dalla capacità di ri-conferire ordine e senso alle parti estrapolate durante la fase di "smontaggio".

In questa ricomposizione/ridistribuzione degli argomenti, delle immagini, delle tabelle, ci viene incontro l'Indice — posto sempre davanti ai nostri occhi — che ci aiuta ad individuare dove quelle schede saranno conservate, in che sequenza saranno classificate, quale importanza acquistano per il nostro tema.

Ai margini, a piè di pagina, di queste schede di lettura è fondamentale che facciano capolino — con delicatezza e timidezza o, a volte, con la temerarietà e l'impudenza dell'azzardo — annotazioni, appunti, ipotesi personali in forma di problematizzazione critica, di sviluppi da imprimere alla prosecuzione, alla precisazione del lavoro.
Possono essere semplici collegamenti o una ricucitura tra una nostra tesi e un argomento sviluppato da un diverso autore in un altro documento, "labili" congetture o "robuste" nuove ipotesi capaci di spingere molto avanti quanto già acquisito.

In altri termini si tratta di assorbire e "manipolare" all'interno della nostra esperienza intellettuale gli argomenti, le valutazioni, i dati, le sottigliezze - anche quelle squisitamente legate al fascino descrittivo o interpretativo del testo scritto - via via incontrate.

È importante - durante la fase riflessiva della lettura - porsi delle domande, fare congetture per spingersi oltre l'opinione data senza eccessivo timore reverenziale rispetto a quanto è stato già argomentato per formulare nuove ipotesi interpretative, inediti scenari e orizzonti da esplorare, da sottoporre ad analisi.

Nell'assimilazione e nel "sezionamento" dei diversi congegni documentali (saggi, articoli, recensioni, notizie, libri ma che possono riguardare anche documenti di diversa natura: dossier di cantiere, repertori fotografici, interviste appositamente effettuate ) è molto produttivo porsi domande circa l'individuazione dell'orizzonte delle fonti a cui l'autore in esame è ricorso per valutare eventualmente piste non percorse o non esaurientemente esplorate.

Il buon ricercatore è colui che si insinua negli spazi aperti in cui ci sono ancora margini per sviluppare o per far emergere aspetti e tematiche sommerse; per effettuare raccordi ancora non esplicitati fra posizioni ed esperienze note; per avanzare anche qualche coraggiosa nuova posizione là dove — e ciò è particolarmente possibile nel campo dell'innovazione — fatti nuovi, dispositivi inediti possono essere portati in primo piano dalla zona d'ombra degli esperti, degli specialisti, delle aziende di produzione.

 

Schede di lettura: fotocopie o trascrizione manuale?

Può sembrare una domanda di poco conto ai fini contenutistici del lavoro di schedatura.
Pur non disdegnando e, spesso, praticando la suddivisione e l'estrapolazione di ciò che mi interessa a mezzo di fotocopie (sistema indubbiamente più veloce, quasi istantaneo) mi ritrovo spesso a trascorrere intere ore — se non intere giornate — a trascrivere con l'inchiostro rosso lunghi brani integralmente citati, frasi spezzate senza un'origine e una fine, singole parole.

Trascrivendo si ha l'impressione - nella lentezza dell'operazione - di avvicinarsi, di intrudersi, di impossessarsi del testo, della scrittura, dei contenuti di ciò che si trasferisce dal corpo tipografico nella propria calligrafia.
La lentezza della scrittura manuale, appena "accelerata" da una penna inchiostrante, offre spazi di riflessione sui contenuti offerti dall'autore che stiamo schedando, occasioni di sedimentazione di pensieri, idee, collegamenti, di apparizioni di idee creative.
Trascrivendo si impara anche a valutare il carattere del testo, la qualità della scrittura in sé. Ciò ci aiuta, in qualche modo, ad imparare a scrivere o quantomeno a riflettere sulla scrittura praticata da altri.
Il tempo, la fatica che comporta l'atto della copiatura ci obbliga a fare delle scelte tra ciò che è fondamentale e ciò che è superfluo nel testo che stiamo schedando.

La trascrizione dei testi di altri autori è per me sempre a inchiostratura rossa, segnale ottico-cromatico di avvertenza, di passaggio intermedio rispetto alla personale rielaborazione di scrittura che sarà a inchiostratura nera. Il passaggio dal rosso al nero è segnale di arrivo, di conclusione, di piacere, di appagatezza.
Trascrivendo, scrivendo, ho sempre sotto il foglio bianco un altro foglio a righe che mi aiuta a mantenere un certo ordine alla scrittura.

 

"Sezionamento" delle informazioni e dei documenti

Come si possono immagazzinare, organizzare provvisoriamente in vista di una futura rielaborazione, le informazioni trovate durante le fasi di ricerca?
Chi fa ricerca finisce per formarsi, col tempo, un proprio metodo. È lo sforzo che dovete fare voi stessi nell'organizzare la vostra ricerca.
Personalmente non posso che illustrare il mio metodo di lavoro che ritengo sicuramente né unico, né il migliore, anche se mi ha consentito di portare a conclusione lavori di ricerca molto ampi e di una qualche ambizione.

Il processo parte chiaramente dalla documentazione raccolta (volumi fotocopiati insieme ad articoli, immagini, disegni) per indirizzarsi verso lo "smembramento", la suddivisione degli argomenti ricollegandoli alle voci dell'indice per poterli ridistribuire "fisicamente" in cartelle distinte.
L'operazione che consente tale procedimento è la loro lettura con selezione, scarto, suddivisione in forma di schede (di fogli) abbastanza enucleati con titolazione e sottotitolazione tematica.
L'utilizzo di fogli mobili, di colla removibile, di forbici, consente - lungo le fasi di questo lavoro - di procedere a progressivi affinamenti della disaggregazione tematica dei dati, delle informazioni, delle immagini che abbiamo selezionato come importanti e utili all'avanzamento della ricerca.
L'archiviazione di questi fogli mobili (bucati) in contenitori a scaffale con titolazioni di capitoli, di sezioni consente, lungo le fasi di lavoro, di avere velocemente sotto gli occhi il materiale raccolto attinente a ogni specifico tema dal quale partire per la scrittura.


Alfonso Acocella è professore ordinario di “Tecnologia dell'architettura” della Facoltà di Architettura di Ferrara. Coordinatore generale del Decennale di fondazione della Facoltà (www.xfaf.it ). Responsabile della rivista “Costruire in laterizio”: sezioni Architettura e Arte del costruire. Presidente del Comitato scientifico del Museo dinamico del laterizio e delle terrecotte di Marsciano (www.supermuseolaterizio.it)
Pubblicazioni principali: L'edilizia residenziale pubblica in Italia dal 1945 ad oggi Padova, 1980, L'architettura del mattone faccia a vista Roma, 1989; L'architettura dei luoghi Roma, 1992; Tetti in laterizio Roma, 1994; Involucri in cotto Firenze, 2000; L'architettura di pietra Firenze, 2004 (www.architetturadipietra.it).