Punteggiatura nella rete

La punteggiatura - i grandi scrittori ce lo insegnano - è parte integrante dello stile, quindi ogni regola sembra fatta apposta per essere infranta.
In fatto di punteggiatura, ognuno di noi ha le sue preferenze e si prende le sue licenze. Anche nel microcosmo di una redazione o di un luogo di lavoro, spesso si riesce a capire chi ha scritto un testo proprio - a volte solo - dall'uso (o abuso) che fa dei punti e delle virgole.

"Bisogna essere sensibili alla punteggiatura, soprattutto quando la si vuole strapazzare" scrive Dario Voltolini nel capitolo dedicato alla virgola nel primo dei due bellissimi volumi Punteggiatura, a cura della Scuola Holden e pubblicati da Rizzoli.
Ma a chi scrive per lavoro, e ora soprattutto sul web dove la lettura è ancora più difficile, conviene evitare troppi strapazzi e usare la punteggiatura soprattutto per rendere i propri testi più chiari e comunicativi.

Io, come tutti, ho le mie idiosincrasie e i miei amori in fatto di punteggiatura e me li tengo ben stretti. Ma tanti anni di scrittura in rete mi hanno fatto capire che internet ha comunque i suoi segni di interpunzione preferiti.
Scrivere molto online me ne ha fatti abbandonare alcuni e riscoprire altri, ma mi ha anche insegnato a usarli tutti in maniera un po' diversa.

il punto
La scrittura online ama la sintassi semplice e i periodi brevi, le colonne di testo strette e gli spazi bianchi ("Lo spazio bianco è un rivolo d'infinito, se lo vuoi" - Fabio Fracas). Il punto, soprattutto il punto a capo, impone quelle pause salutari che la lettura sullo schermo impone agli occhi e ai pensieri.
E non è solo questione di pause, spazi e riposi. Una frase molto breve tra due punti acquista spessore e incisività. Anche quando non è proprio ortodossa (come questa). E se la collocate alla fine del periodo, meglio ancora. Provare per credere.

la virgola
("La virgola è il segno di punteggiatura più elastico che abbiamo: separa, unisce, segue il senso della frase, lo determina, segnala pause, isola incisi, mette in evidenza parole, detta il tono a chi legge, si fa notare quando non c'è" - Dario Voltolini)
Sintassi semplice e piana vuol dire pochi incisi e poche subordinate. Le relative "a grappolo", le frasi che si aprono l'una dentro l'altra, su internet non si leggono. Se state mettendo la terza virgola all'interno di un periodo, allarme. Rileggete il periodo che state scrivendo e valutate se la virgola vi serve davvero per rendere più chiara e facile la lettura, oppure se vi state imbarcando in un periodo lungo e arzigogolato.

punto e virgola
Mai, mai amato, neanche quando scrivevo i temi a scuola e introdurre un po' di varietà era d'obbligo. Ora non lo uso quasi più, neanche quando scrivo testi lunghi, destinati a essere stampati. Preferisco sempre il punto. Ma forse la colpa è mia: non sono mai riuscita a darmi una regola decente per usare il punto e virgola.

punto esclamativo
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Per convincerci a leggere e a cliccare, il web grida con i suoi punti esclamativi, rendendoci sempre più diffidenti verso questo pur utilissimo segno di interpunzione. Io stessa ci ero cascata: Nuovo!! con due bei punti esclamativi annunciava le nuove pagine sulla home page di questo sito. Ora ce n'è uno solo. Alla prossima revisione toglierò anche quello.
Non sarà il punto esclamativo a convincere i nostri potenziali lettori a seguirci e a cliccare, ma la forza delle nostre parole e dei nostri argomenti. Nelle email personali, invece, usiamo pure il punto esclamativo per esprimere tutto il corredo emotivo delle nostre parole: sorpresa, incredulità, entusiasmo...

punto interrogativo
Usato sul web soprattutto per formulare domande retoriche e inviti o stuzzicare la curiosità del navigatore, o ancora per sintetizzare il famoso help/aiuto/che faccio?, il punto interrogativo può diventare uno strumento di seduzione se usato da una penna abile ed esperta.
Ricordate la domanda di Carmen Covito in apertura del suo Sito Romanzesco?
"Ma che ci fanno ancora tanti scrittori chiusi nella torre d'avorio della letteratura pura e incontaminata? La contaminazione dei linguaggi, dei generi e delle conoscenze è ariosa e, qualche volta, esilarante. Venite a respirarne un po' con me".

due punti
(Il duepunti detta una sospensione di tempo, e accende l'attesa di qualcosa di straordinario. Quel che fa è: promettere" - Alessandro Baricco)
Sì, anch'io amo i due punti, e smodatamente. Tanto che a volte, quando faccio la revisione di un testo, mi trovo a dover togliere quelli di troppo.
Segno sempre usato, ma riscoperto con internet in tutte le sue possibilità. I due punti promettono, aprono, annunciano, spiegano, risolvono, creano aspettative e attese, contribuendo non poco a quella scrittura breve, interattiva, ariosa e leggera che il web richiede.

le coppie: parentesi e trattini
Parentesi e trattini chiudono, isolano, e sullo schermo non si leggono benissimo, oltre a confondersi con altre cose, dicono gli esperti. Sembrerebbero tutti ostacoli verso una lettura fluida e scorrevole. È vero, ma servono eccome. Soprattutto quando si scrivono testi brevi, che devono essere letti nel piccolo spazio dello schermo. Parentesi e trattini ci aiutano a "costruire" meglio il testo, a chiarire meglio il nostro pensiero, a citare quello altrui in maniera corretta e ben distinta dal nostro. L'importante è farne un uso coerente lungo tutto il nostro testo, anche quando si articola in diverse pagine web.
Io in questo sito ne faccio un uso forse non molto ortodosso, ma credo funzionale ai miei obiettivi: uso le parentesi per cambiare registro, per esempio per riportare delle citazioni e delle mie notazioni più personali, e i trattini per gli incisi veri e propri.

dalla punteggiatura alla grafica
Sarà perché usare solo la tastiera è più semplice e funzionale, soprattutto nelle email, ma la punteggiatura sta dilagando ben al di là delle sue funzioni più tradizionali. Oltre alle emoticon, ci sono linee di separazione fatte di punti e punti esclamativi, trattini e virgolette. L'ultima tendenza riguarda i due punti: raggruppati a gruppetti di tre, li trovate su tutti i weblog dei migliori web designer italiani.

 


 

Lo spunto di riflessione per questo testo mi è venuto da due bei volumi, Punteggiatura, pubblicati dalla Scuola Holden presso Rizzoli. Volumi da cui ho tratto inoltre tutte le citazioni che trovate in questa pagina.
La formula è nuova e davvero indovinata. Nel primo volume i curatori hanno chiesto a scrittori contemporanei di scrivere sui diversi segni di interpunzione da diversi punti di vista: un piccolo saggio, una chiosa su un saggio di un altro scrittore, una riflessione sui segni di interpunzione che non esistono, ma che forse sarebbe bello (e utile) inventare.
Le prospettive, gli stili e le opinioni si incrociano - e con loro quelle di tutti gli altri scrittori citati e chiamati in causa -, dando vita a un libro originale e direi anche appassionante. Particolarmente interessanti le riflessioni di Giulio Mozzi (quante nuove domande sull'uso del corsivo ... ma ne parleremo un'altra volta), le interviste a Sandro Veronesi (uno scrittore che amo molto e che raccomando caldamente), le divagazioni di tutti sul "segno di interpunzione che non c'è".
Il secondo volume, di Francesca Serafini e Filippo Taricco, è più "classico" nella sua trattazione dei segni anche da un punto di vista storico.
Nel complesso, una lettura utilissima sia allo scrittore professionale, sia al lettore attento e appassionato: niente aiuta a scrivere meglio e a leggere con gusto che andare a curiosare nella pratica e nei metodi dei grandi scrittori.