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appunti
dal
convegno perugino
di Alessandra
Repetto
Ad
hoc,
primo convegno di scrittura professionale (Perugia, 23-25 ottobre)
Tre
giorni intensissimi a Perugia per il primo convegno italiano dedicato alla
scrittura professionale. A Palazzo Gallenga, nella sede dell’Università
per Stranieri, si sono incontrati linguisti, docenti e professionisti per
una riflessione collettiva su un tema che da anni interessa il mondo
universitario e che inizia a essere visto come occasione professionale per i
laureati in materie umanistiche.
Gli
interventi erano molti e, in attesa degli atti del convegno,
ecco alcuni appunti dal mio taccuino.
Business
writing
Cos’è la scrittura professionale? E’ difficile da definire
dal punto di vista linguistico, ma a livello pratico sappiamo che esiste e
che comprende tutti quei testi che servono per lavorare: brochure, dépliant,
leggi, libretti di istruzioni, curriculum, pagine web, articoli, discorsi,
definizioni, relazioni, documenti, slogan, brevetti, ricette,
verbali.
C’è sempre stato qualcuno a occuparsi di comunicazione scritta
all’interno di enti, aziende e pubblica amministrazione, ma in Italia la
consapevolezza che sono necessari dei professionisti per svolgere con
competenza quest’attività inizia a farsi strada adesso.
L’università italiana ha dimostrato interesse e sensibilità per le
esigenze del mondo del lavoro e sta pensando a come preparare gli studenti
per la professione di business writer. Ma chi è il business writer? Ecco
il ritratto che viene fuori dai diversi interventi:
Corsi
di scrittura
Sono molte le esperienze in corso negli atenei italiani. Da
Pisa a Catania, in tutto lo Stivale da quattro anni nascono laboratori di
scrittura per gli studenti delle facoltà umanistiche e scientifiche. Gli
obiettivi sono: migliorare la scrittura, affrontare la tesi di laurea e
gettare un ponte col mondo del lavoro.
Ma iniziano a fiorire corsi di scrittura anche per chi lavora: ai
funzionari della pubblica amministrazione, agli impiegati delle banche e
delle aziende si insegna a semplificare un testo scritto in burocratese o
troppo complesso, a pensare a chi leggerà il messaggio, a scrivere,
insomma, per comunicare.
Semplificare
Semplificare significa rendere chiaro, leggibile e comprensibile un testo.
Questa parola viene associata soprattutto al linguaggio burocratico (forse
proprio perché tutti hanno il diritto di capire cosa dice lo Stato), ma
è un’operazione che si dovrebbe allargare a tutta la scrittura
professionale, dagli opuscoli bancari ai comunicati stampa
aziendali.
Il Codice di stile (1993) e il Manuale di stile (1997) del
Dipartimento della Funzione pubblica sono due pietre miliari nella
semplificazione dei testi della pubblica amministrazione, ma il problema
dei testi scritti in un italiano brutto e incomprensibile (l’antilingua
di Calvino) è difficile da risolvere, perché nasce prima che il
pensiero diventi carta o bit. Per scrivere bisogna saper gestire
l’informazione, avere in mente cosa si vuole dire e a chi è destinato
il messaggio scritto. Spesso il “buco” è proprio qui.
L'italiano
in redazione
E nelle redazioni come ci si regola? Oltre alla correzione di errori
sintattici, di errori ortografici e di refusi, l’editing delle redazioni
non si limita a una revisione formale, ma interviene anche sui contenuti
per rendere il testo uniforme. La regola generale è intervenire dove i
testi sono in qualche modo “difettosi”, cioè poco chiari o poco
leggibili. Molti interventi sono fatti sulla base di norme implicite, che
spesso derivano da una tradizione non scritta, ma in genere si fa
riferimento ai manuali.
In una stessa opera - un’enciclopedia piuttosto che una rivista o una
raccolta di saggi - si individuano precisi criteri formali (le maiuscole o
le abbreviazioni, per esempio) e si adottano sempre. Ma la lingua delle
redazioni è per lo più l’italiano “dell’uso medio” (i cui tratti
sono quelli indicati da Francesco Sabatini nel 1985) con qualche aderenza
alla lingua formale e il rifiuto delle forme arcaiche e letterarie.
La
riformulazione
E’ fondamentale, per il business writer, saper riadattare un testo in
vista di un nuovo progetto comunicativo: è il caso di un discorso parlato
da trascrivere sulla carta, o di un testo nato per la carta che deve
diventare una pagina web. Riformulare richiede la capacità di capire e
organizzare le informazioni e la capacità di fare un progetto, quindi di
capire chi è il destinatario e qual è l’obiettivo del messaggio. (Una
lettura fondamentale per capire cos’è la riformulazione e le infinite
possibilità di un testo: Gli esercizi di stile di Raymond Queneau.)
Il
buon verbale
I resoconti scritti sono un ottimo esercizio di scrittura e di
concentrazione, ma per essere ben fatti richiedono che chi li stende abbia
diverse competenze. Ecco un vademecum delle qualità del buon
verbalizzatore:

Alessandra
Repetto
Nata nel 1973, Alessandra vive e lavora a Genova.
Sta per laurearsi in filosofia, collabora con un settimanale locale e
lavora in un'azienda informatica, per la quale segue come web
editor il sito di una pubblica amministrazione.
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