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al
lavoro!
che fine ha fatto la brochure?
Mestieri fascinosi, mestieri tremendi
Mestieri fascinosi, mestieri tremendi Certe volte mi riesce difficile capire il
fascino esercitato dalle professioni legate al mondo della comunicazione.
Forse perché ci vivo dentro e ne vedo, insieme ai lati interessanti e
creativi, anche quelli difficili e a volte francamente tremendi. Classico periodo nero: pochissimi soldi da
spendere, totale incertezza organizzativa, fase di passaggio di
proprietà, management in bilico, tagli in vista e, al tempo stesso, un
gran bisogno di comunicazione per essere percepiti bene dal mercato e per
divulgare la nostra offerta presso i clienti. Ma ci siamo presto rese conto che non si può fare tutto online, che la rete non sostituisce (e probabilmente non sostituirà tanto presto) la carta, che un set minimo di brochure ci voleva, che un bilancio aziendale non basta metterlo su Internet perché sia scaricato, letto e utilizzato. La carta ci serviva ancora. La tradizionale
brochure era stata per anni l'elemento forte della
comunicazione aziendale: brochure istituzionale, pieghevole light,
brochure di area di mercato, brochure di prodotto ... ne ho raccoglitori
interi, che custodisco gelosamente come reperti archeologici. Il web sembrava la panacea di tutti
questi mali: bit invece di carta, fine dei pellegrinaggi in tipografia,
aggiornamenti al volo, colore a volontà. Ma se il passaggio online ha
funzionato meravigliosamente per la newsletter aziendale (il famoso house
organ!), non altrettanto si può dire per tutta quella che i nostri
colleghi anglosassoni chiamano marketing literature, ovvero le
brochure e in genere la documentazione dei prodotti e dell'offerta.
Lì i tempi di lettura frettolosi e convulsi del web non sempre
funzionano, né funzionano i testi a volte troppo brevi e sintetici: il
cliente su un prodotto vuole giustamente sapere tutto, approfondirne le
caratteristiche e i vantaggi, ma soprattutto non sempre ha voglia di
andarseli a cercare faticosamente sul web. |
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Nella
calura e nella calma dell'estate 2001 scoprimmo che Acrobat,
il programma di Adobe per creare i documenti in formato .pdf, costava poco
e non era troppo difficile da imparare. Aspettammo con ansia il programma
che ci prometteva di creare da sole le nostre brochure
da diffondere online, ma anche da stampare con un bel risultato
professionale. Naturalmente le nostre brochure in formato pdf non somigliano per nulla alle loro antenate di solo pochi anni fa: si leggono meglio, anche stampate, perché hanno fatto la "cura del web". Poche pagine, niente foto inutili, layout leggero e ben strutturato - più simile a quello di una newsletter che ai "libretti" di una volta, testi asciutti che fanno un grande uso di liste e di paratesto, molti spazi bianchi. Una delle
più belle definizioni che ho trovato del formato pdf è: "il formato
che crea la carta elettronica e salva gli alberi". Per la difficoltà di lettura di documenti lunghi sullo schermo, la pubblicazione di testi sul web il formato pdf si va diffondendo sempre di più, ma attenzione, ci ammonisce Jakob Nielsen in una delle sue Alertbox: l'usabilità delle pagine pdf è peggiore di circa il 300% rispetto a quelle html. Il formato pdf è invece perfetto quando: Questi i consigli di Nielsen:
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aggiornata il 21.4.02 ©
1999-2005
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