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scrivere
per il web
cliccare è un po' partire
Tutti sembrano
d’accordo su questo: tra le potenzialità del web, l’ipertestualità
è ancora tra le meno sfruttate. Lo è nei giornali, dove la maggior parte
delle testate si limita a pubblicare online notizie ed articoli, senza
riuscire a fare del testo quella rete di rimandi e di connessioni
tematiche che renderebbe la lettura molto più
interessante. Lo è anche in siti come questo, fatto di testi ancora
tradizionali che scrivo con word e poi trasferisco, per pubblicarli, sulle
pagine web.
Solo da poco riesco a “pensare ipertestuale” (almeno un po'), ovvero a pensare non solo al testo che sto scrivendo, ma anche a tutti, i tanti testi, che sono già in questo sito e a quelli di altri siti che ho letto di recente e che potrei proporre ai lettori insieme ai miei, condividendo con loro non solo il mio testo finale, ma anche gli altri testi che ci sono dietro. Testi che mi hanno dato un’idea, che mi hanno fatto riflettere, sui quali mi sono documentata. Ma anche testi che io stessa ho scritto in passato e che completano quello di oggi. E così, mentre scrivo,
ogni tanto mi interrompo e clicco l’icona della catenella del word
processor per “ancorare” la mia parola a un link interessante. Se non
ricordo l’url, apro una parentesi e ci scrivo dentro un’annotazione in
corsivo per ricordarmi di cercarla a stesura finita. Scegliere i link,
e soprattutto titolarli, è parte integrante del lavoro dello scrittore e
del redattore online. Sta a lui guidare il lettore nella rete dei testi,
proporgli un percorso, offrirgli gli approfondimenti migliori, senza però
mai fargli perdere il filo. Non a caso uno dei maggiori studiosi dell’ipertesto, George Landow, definisce “retorica della partenza e dell’arrivo” quella dei link: il testo di un link dovrebbe già farci capire dove stiamo andando e, una volta arrivati, dovremmo trovare esattamente ciò che ci aspettavamo. Scivolando con naturalezza di pagina in pagina. |
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Tutto è piuttosto
facile con le liste di
link: titolo del sito e sottotitolo sono sufficienti per
indicare al lettore cosa troverà oltre. Dobbiamo piuttosto usare al meglio le parole che sono già nel testo, sia per linkare, sia per dare tutte le informazioni necessarie a una buona “retorica della partenza”. Il lettore deve poter continuare tranquillamente la sua lettura, se lo desidera; cliccare quando la parola sottolineata lo incuriosisce dovrebbe essere una possibilità di scelta in più, non un ostacolo da saltare. Per esempio: Yellow Submarine è il
sito italiano dedicato ai Beatles. E la retorica di un buon arrivo? Un titolo della pagina con lo stesso titolo del link e il mantenimento della promessa, dando al lettore esattamente il contenuto annunciato. Claire Harrison,
autrice insieme a Irene Hammerich di Developing
Online Content, ha di recente pubblicato sul web un
interessante articolo
sui link, con un tentativo di classificazione. La sua classificazione è forse un po’ teorica, ma è sicuramente utile nell’aiutarci a “pensare ipertestuale”, a non dimenticare mai il lettore mentre scriviamo, ad arricchire il nostro testo di relazioni e associazioni: 1. link
istituzionali
2. link di
commento
3. link di
arricchimento
4. link di
esempio
5. link di cambio di
attività
6. link di
approfondimento
7. link di
selezione
Pagina aggiornata il
3.11.02 ©
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Luisa Carrada.
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