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di Enrico
Regazzoni
La Repubblica, 12 maggio 1999
La lettura ai tempi di internet. Cosa sta diventando? L'imperativo della
comunicazione moltiplica i testi e i loro supporti: dalla pubblicità
all'e-mail, dai manuali d'istruzione dei cellulari all'incessante
offerta di riviste per happy few, l'offensiva della parola scritta sulla
carta, sui muri, e soprattutto sullo schermo parrebbe trasformarci tutti
in lettori. Ma lo siamo davvero? Basta l'atto del leggere o invece
occorre la qualità del testo per dichiararci tali? Un popolo di
navigatori è automaticamente un popolo di lettori? E, a proposito di
qualità del testo, che ne è del libro? Quali sono la sua identità, il
suo ruolo e il suo futuro nell'arrembante mondo dei testi elettronici?
Di questo e d'altro abbiamo parlato con Umberto Eco e Roger Chartier,
storico francese della lettura già noto al pubblico italiano (qui
ricorderemo soltanto la Storia della Lettura, da lui curata per Laterza
con Guglielmo Cavallo, e L'ordine dei libri, apparso presso il
Saggiatore), che si trovava a Milano per presentare, con Eco appunto, il
suo saggio Cultura scritta e società recentemente pubblicato dalle
Edizioni Sylvestre Bonnard, specializzate in libri che parlano di libri.
A Eco e a Chartier, come prima cosa, abbiamo domandato se la lettura è
stanca.
CHARTIER
Può darsi che i lettori
lo siano. Se si pensa all'eccesso di testi, alla diversificazione
interna del nostro mondo testuale, alle nuove forme di scrittura e di
comprensione, ecco allora possiamo immaginare che quest'abbondanza
stanchi il lettore. Le più recenti inchieste sociologiche mostrano che
ci sono delle pratiche di lettura, oggi, che certo non sono più quelle
in cui eravamo abituati a investire il nostro rapporto più intenso con
la cultura scritta: e tuttavia queste pratiche esistono, e noi dovremmo
vederle in positivo, cercando di fare il massimo sforzo per condurre
questi nuovi lettori, magari un po' selvaggi e perficiali, verso un
rapporto con la cultura scritta che consenta loro di costruire se stessi
e soprattutto offra delle chiavi critiche utili a decifrare il mondo per
ciò che esso è.
ECO
I lettori sono più stanchi di
un tempo perché il computer è una macchina alfabetica, ciò che la tv
non era. Quindi bisogna leggere e scrivere oggi più di un tempo. I
fenomeni sono due. Da un lato, se passi nella nuova libreria Feltrinelli
di Piazza del Duomo a Milano, ti imbatti in una straordinaria abbondanza
di oggetti, un tempio più grande del Partenone che può anche gettare
il lettore nell'angoscia. Dall'altro c'è il fenomeno di cui parla
Chartier, il cambiamento delle abitudini di lettura. Leggendo un libro
io potevo andare a cercarmi una certa parola sull'indice analitico e
anche sbirciare cento pagine avanti, ma poi tornavo indietro. Con il
computer, invece, se clicco su una parola rossa vado in un altro punto,
e poi là clicco su un'altra parola rossa e vado in un altro punto
ancora: insomma c'è il rischio che io non torni più indietro. In
questo periodo sto preparando con alcuni collaboratori dei testi
sull'educazione alla tolleranza dei ragazzi che dovranno andare su un
sito internet dell'Académie Universelle des Cultures. Ci stiamo
accorgendo che non si può svolgere un argomento di filato: bisogna fare
un sunto di tre righe, poi un sunto di dieci righe, poi un testo di tre
pagine e poi un documento di trenta pagine, in modo da permettere di
catturare il senso del messaggio anche a chi è saltato da un'altra
parte dopo le prime tre righe. Se andrà bene, questo signore si leggerà
anche il testo di trenta pagine, ma il rischio è che salti da un'altra
parte dopo due righe senza aver capito. Ecco perché bisogna inscatolare
il senso in modo che dovunque il lettore si trovi riceva almeno un'unità
di informazione. Così cambia il modo di scrivere, cambia la didattica,
nascono forme più catechistiche.
REGAZZONI
Stiamo già navigando. Allora
cerchiamo di capire se la lettura su internet, così potenziata nella
sua funzione comunicativa, ma forse un po' depressa in quella
espressiva, non finisca per perdere quell'identità sacrale sulla quale
si fonda l'attività interpretativa, e dunque inventiva, del lettore.
ECO
Guardi che ci sono dei teorici dell'ipertesto che sostengono che
sia molto più creativa la lettura su schermo. Ti costruisci il tuo
libro, dicono. Il tuo testo. Io non sono d'accordo, però è un'idea che
circola molto.
CHARTIER
Non credo che si possa bloccare il discorso in un'opposizione
fra testo elettronico e testo scritto, anche perché bisogna pensare
alla pluralità di forme di lettura che i nuovi testi ci offrono. Faccio
l'esempio di un meraviglioso Don Chisciotte curato in Cd-rom dal mio
amico Francisco Rico, che ha una cattedra a Barcellona, dove la lettura
di puro intrattenimento si combina perfettamente con la lettura di
studio, un formidabile apparato di note che viaggia su un binario
parallelo. Il lettore può attraversare il Don Chisciotte a modo suo,
oppure, come in un sito internet, selezionare una parola, seguire un
contesto. Questo per dire che bisogna considerare le specificità di
lettura dei due testi - l'elettronico e lo stampato - partendo dalla
constatazione che nell'epoca attuale si offrono sempre più numerose
modalità di lettura.
ECO
Non solo. Bisogna anche pensare
che molte di queste forme di lettura, cosiddette nuove, esistevano già.
Nel Medioevo aprivi Virgilio a caso, come se fosse Nostradamus, cercavi
la profezia e lo chiudevi. Oppure la Bibbia: mica la leggevi dalla prima
pagina all'ultima. La frequentavi come un sito internet.
REGAZZONI
Facevi dello zapping di lettura.
ECO
Certo, facevi dello zapping sulla Bibbia, zapping su Virgilio,
esattamente come lo facciamo noi leggendo il giornale. Insomma, si
affacciano delle forme nuove di lettura, nuove tipologie di fronte alle
quali non puoi dire: ecco, questo è il modo giusto di leggere. In fondo
ci sono persone che seguono lo stesso libro per tre ore senza capire
niente di quello che leggono. Per cui non è detto che il modo giusto
sia quello tradizionale.
REGAZZONI
Una delle fonti della storia della lettura sono le note segnate dai
lettori ai margini del foglio. Con il testo elettronico queste fonti
andranno senz'altro perdute, dal momento che le osservazioni del lettore
non restano a margine ma modificano lo scritto. Il lettore telematico si
pone in una posizione paritetica rispetto all'autore, e per questo fa
perdere le sue tracce.
ECO
Dipende. Ci sono dei Cd-rom dove puoi aggiungere i tuoi commenti
senza modificare il testo. Ugualmente posso cercarmi su internet tutto
Shakespeare e poi, se ho voglia e soldi, me lo stampo tutto e me lo
leggo pagina per pagina. Non è proibito, ed è uno dei modi di lettura
su internet, quello che storicamente fa sprecare più carta in assoluto,
da Manuzio ai giorni nostri.
CHARTIER
È vero, c'è un'oscillazione in questo rapporto fra l'autorità
del testo e la libertà del lettore. Nella cultura della carta stampata,
e anche in quella del manoscritto, c'era un'autorità del testo che non
presupponeva l'intervento del lettore. Ecco dunque le note a margine,
negli spazi bianchi, che sono fonti preziose per la storia della
lettura. Il testo elettronico, al contrario, offre una malleabilità che
consente al lettore di sostituire la sua scrittura a quella testuale, e
di imporre per così dire una certa autorità. Quest'autorità
interviene su due livelli: uno è quello che potremmo chiamare autoriale,
che va a scalfire il sacro principio settecentesco che impone il
rispetto di un'opera in quanto espressione originale dell'individualità
di un autore; l'altro è quello più strettamente economico del
copyright, dei diritti legati alla proprietà del testo, altrettanto
inviolabili e per noi fondanti dell'idea stessa di scrittura. Originalità
e proprietà di un'opera, ecco i due principi che il testo elettronico
fa vacillare. Ed ecco gli sforzi per cercare di definire giuridicamente
una forma di proprietà in questo universo di scrittura fluida, insieme
a quelli per tutelare l'integrità dell'opera minacciata dalla libertà
del nuovo lettore.
REGAZZONI
Ma al di là delle specifiche caratteristiche di questa nuova
lettura, non vedete alcun antagonismo fra testo scritto e testo
elettronico?
ECO
Rifiuto la domanda. È come se qualcuno, dieci anni dopo la prima
automobile, ti avesse interrogato sul futuro della motorizzazione. Come
potevi prevedere che saresti arrivato fin qui? Non potevi, non sapevi.
Potevi, tutt'al più, fare delle caute descrizioni del nuovo veicolo che
imponeva nuove regole di circolazione. Oppure, pensiamo ai mutamenti
intervenuti nel passaggio dal volumen al codex. Mi riferisco alla fine
della lettura ad alta voce, che con l'avvento del codex cede il passo a
quella silenziosa. Lei immagini di essere vissuto cinquant'anni prima di
Sant'Ambrogio, che abitualmente è indicato come il primo lettore
silenzioso: bene, se le avessero domandato quali cambiamenti sarebbero
intervenuti col codex, probabilmente lei avrebbe riflettuto sulla
possibilità di passare da una pagina all'altra, su un diverso controllo
del testo. Mai le sarebbe venuto in mente che stava per cambiare il
rapporto fra il suono e la lettura. Questo per dire che probabilmente la
vera esperienza del cambiamento, in termini di lettura, non la faremo
noi, ma i nostri figli. Ed è ben poco serio chi, sulla base di dieci
anni di internet, si azzarda oggi a dire cosa succederà.
CHARTIER
La formula più usata al
riguardo è quella che dice: dallo scritto allo schermo. Ma è una
formula sbagliata, poiché noi abbiamo dello scritto sullo schermo.
Quindi subito lettura: non antagonismo, ma un mondo elettronico che non
è solo lettura ma che è fondamentalmente lettura. Al momento, l'unica
osservazione possibile riguarda l'ordine che si crea naturalmente fra i
vari generi di testi, alleanze e sinergie che sono evidenti, per
esempio, nel caso della documentazione. Lo sa che in termini cartacei il
materiale che riguarda la progettazione di un jumbo pesa come il jumbo?
D'altro canto, è senz'altro vero che pochi lettori sono abituati a
leggere un libro d'erudizione o un grosso romanzo sullo schermo, e lo
stesso Bill Gates sostiene che quando vuole davvero leggere un testo, se
lo stampa. Ecco perché penso a una collaborazione, magari
concorrenziale, fra testo elettronico e testo stampato.
REGAZZONI
Restano comunque due specie di testi con precise e diversissime
identità formali. E le forme generano significati, non è così?
CHARTIER
Esatto. Ed è proprio per questo che molto prima di qualsiasi
gerarchizzazione dobbiamo cercare di capire cosa sta accadendo alla
lettura nel mondo contemporaneo, perché è in atto una rivoluzione dei
modi di produzione e riproduzione della cultura scritta paragonabile a
quella di Gutenberg. Per la prima volta sullo stesso supporto si
incontrano il testo, l'immagine e il suono, ed è un incontro che
rivoluziona radicalmente le pratiche culturali della lettura. Tutto
questo rappresenta una vera provocazione del pensiero e,
paradossalmente, scatena un enorme consumo di carta destinato ai libri,
alle riviste e ai manuali che si occupano di testi elettronici.
REGAZZONI
Testo, suono e immagine per la prima volta insieme. Ma il libro
vero, quello che fino a oggi ha rappresentato la metafora del mondo, è
scomparso.
ECO
Non è vero, perché la Rank Xerox sta studiando una macchina che
tu, se sei ricco abbastanza, puoi tenerti in casa e che ti permette di
stamparti i Promessi sposi in gotico. E così torni ad avere il
tuo rapporto sacrale con il libro. Oppure no, perché questo oggetto
sacrale ti è costato così poco che dopo averlo letto lo butti via,
tanto in casa non hai più spazio e ti basta schiacciare un bottone per
farne un altro. Ma poi, per insistere sulla pluralità delle soluzioni e
dunque sull'impossibilità della profezia unica, pensiamo all'e-mail.
Cosa fa l'e-mail? Prima soluzione: in un universo in cui non si
scrivevano più lettere e si telefonava, adesso la gente scrive. Seconda
soluzione, opposta: quando rispondevo a una lettera, io prima scrivevo:
"Caro monsieur Chartier, ho ricevuto la suo graditissima lettera
con l'invito a partecipare al convegno. Sono estremamente dolente di
doverle dire che non posso venire, eccetera". Adesso, con l'e-mail,
scrivo: "Non posso". E lui non si offende, perché questo fa
parte di una nuova etichetta. Allora, è vero che l'e-mail riduce
l'epistolografia, però è anche vero che con l'e-mail possiamo
scriverci ogni giorno, mentre prima ci saremmo scritti una volta l'anno.
Recentemente, a un mio collega che via e-mail mi invitava a un convegno,
ho risposto che quel convegno mi sembrava una stupidaggine. A sua volta,
lui mi ha risposto insultandomi. In breve, è venuto fuori un
epistolario filosofico, e entrambi ci siamo chiesti: perché non
pubblicarlo in luogo del convegno? Dunque non si sa se l'e-mail sia
l'azzeramento della corrispondenza o il ritorno alla corrispondenza, la
compressione fino all'essenziale della lettera o la nascita di una nuova
epistolografia. O tutt'e due le cose insieme.
CHARTIER
È chiaro che la
percezione delle opere si va trasformando. A partire dal Trecento, ancor
prima di Gutenberg, si è creata un'unità fra un oggetto in forma di
codex - il libro - il suo titolo, il nome dell'autore, e quest'unità
mirava a un'idea di perfezione. Con il testo elettronico questa
materialità dell'oggetto scompare, e alle metafore terrestri che
identificavano nel libro un territorio, un microcosmo, un mondo, si
sostituiscono metafore marine, di navigazione, che fanno immaginare rive
incerte e fluidità di movimento. Ciò non significa che non abbiamo più
criteri di identificazione delle opere, ma soltanto che dobbiamo pensare
con logiche diverse. Quell'unità che presiedeva a un'idea unica di
libro - anche se tutti i libri non avevano un solo autore e non erano
una sola opera - di fronte ai nuovi testi non ha senso.
REGAZZONI
Dunque, niente schieramenti e niente profezie. Mettiamola così,
allora: se vinceste al superenalotto, scegliereste di fare dell'editoria
tradizionale o aprireste un sito internet dedicato alla lettura?
ECO
Il difetto di molte domande giornalistiche è quello di intendere
l'urto libro-internet come quello fra dirigibile e aeroplano. Invece è
l'alternativa automobile-treno. Possono perfettamente vivere entrambi
con funzioni diverse. Ecco perché, se vincessi al superenalotto io
giocherei sulle due cose, perché ci sono dei momenti in cui ho bisogno
di un libro e altri in cui mi basta un'informazione rapida. In più
bisogna pensare a un altro problema antropologico: che l'ottanta per
cento di quanti navigano su internet prima non leggeva niente. Quindi
sta nascendo una nuova generazione di lettori di computer. E forse
questa generazione non arriverà mai al libro, però gli indizi vanno in
un'altra direzione: perché con internet nasce Amazon, e Amazon porta il
popolo di internet a scoprire il libro. A meno di dieci anni dalla sua
nascita, internet produce il più grande mercato di libri stampati mai
esistito, e lo produce per forza propria, al punto che il padrone di
Amazon non ci guadagna, ma perde soldi. Chi lo obbliga a farlo? Lo
Zeitgeist? Dietro un fenomeno simile c'è Dio, direbbe Victor Hugo.
CHARTIER
Ciò che invece è in pericolo è una certa produzione
stampata di libri colti. Aumenta in modo pazzesco il prezzo di
abbonamento delle riviste scientifiche, si riduce l'acquisto di queste
riviste perfino da parte delle biblioteche universitarie, e dunque c'è
un progressivo disinteresse degli editori a pubblicare quegli studi
specialistici che gli inglesi chiamano monographs. Di fronte a questa
crisi, l'idea di far circolare testi simili su internet è
insufficiente, perché edizioni del genere si fondano soprattutto su un
editing che ne segnala il forte contenuto scientifico e rispetta certe
regole di presentazione che quei lettori si aspettano.
ECO
Ma le riviste e il libri scientifici costano sempre di più per
colpa delle fotocopie. Da quando la gente ha scoperto le fotocopie, ha
deciso che libri scientifici da tremila dollari se li sarebbero comprati
solo le biblioteche. E questo anche prima di internet. Ci sono case
editrici perfettamente consapevoli di fare libri destinati alle
fotocopie, ecco perché l'abbonamento a certe riviste costa una cifra
che solo la biblioteca di Harvard può permettersi. Il vero pericolo è
che con le fotocopie non si legga più niente. Un tempo andavo in
biblioteca ed ero costretto a copiare a mano, ciò che costava fatica.
Giunto a casa, mi ricordavo quel che avevo letto. Ora, invece, in poco
tempo mi fotocopio trecento pagine, e una volta a casa sono così
contento di avere incamerato tanto sapere che lo metto in archivio fra
le infinite cose che non ho mai letto in vita mia perché le ho
fotocopiate. È quello che accade anche ai collezionisti, che non
leggono i libri ma li toccano tutti i giorni. Ed è esattamente il
rischio che nasce dall'eccesso d'informazione, un regime di ruminatio
continua che apparenta le comari che recitavano le litanie in latino al
ragazzo che legge per ore su internet: moltissimi significanti, pochi
significati.
CHARTIER
Ma nel caso delle fotocopie come in quello del testo
elettronico ci sono almeno due elementi nuovi. Il primo riguarda il
rapporto del corpo con lo scritto. L'atto del copiare è sempre stato
fondamentale come gesto di incorporazione del testo, così come la
lettura ha sempre presupposto l'impiego totale del corpo. Pensiamo agli
antichi lettori del rotolo: non potevano scrivere leggendo, poiché il
rotolo andava tenuto con due mani. Se scrivevano, dovevano smettere di
leggere. È con il libro di Gutenberg che si affaccia la possibilità di
scrivere mentre si legge. Nei dipinti del Cinquecento e del Seicento, i
lettori utilizzano le dita per tenere il segno della pagina, e comunque
il corpo e il libro sono rappresentati come se uno fosse il
prolungamento dell'altro. Il secondo elemento è quello della perdita
delle categorie di identificazione del testo. Ciò che meraviglia,
nell'uso delle fotocopie da parte degli studenti, è la scomparsa delle
origini dei testi, il fatto che questi frammenti fotocopiati creino una
sorta di grande testo unico dove né il genere, né l'autore, né
l'opera sono più riconoscibili. E questo prefigura l'universo acquatico
nel quale navigano i lettori di internet. Infine un'ultima questione,
sempre sull'atto del copiare: sono gli scrittori a scrivere i libri? La
risposta è no. Il libro che noi leggiamo non l'ha fatto il suo autore.
La forma fisica di quel testo presuppone una precisa serie di
mediazioni, di tecniche e di operazioni. C'è chi compone, chi corregge,
chi stampa, e non è un caso che il sogno di molti scrittori, nella
storia, sia stato quello di giungere in prima persona alla scrittura del
proprio libro. Petrarca era un copista di se stesso, e numerosi autori
si sono messi su questa strada spinti da una buona preparazione grafica
e tipografica. Ora, con il testo elettronico, questo sogno passa nelle
mani dei lettori: sono loro che, prima di stampare, scelgono sullo
schermo corpi e caratteri, grafiche e formati. Sono loro i nuovi
editori.
REGAZZONI
Di fronte alla lettura ci sono oggi due scuole di pensiero: la
prima, d'impronta strutturalista, ritiene che il valore della lettura
risieda unicamente nel testo; la seconda, d'ispirazione più
sociologica, valorizza qualsiasi genere di lettura, anche le cosiddette
letture selvagge, perché valuta la pratica del leggere più importante
del suo stesso oggetto. Penso ai telefonini: la gente parla molto più
di prima, ma non per questo ha più cose da dire. E domando a voi: la
lettura è comunque buona?
CHARTIER
Penso che fra queste due posizioni estreme occorra individuare
uno spazio di responsabilità: quella degli editori, dei media, dei
signori di internet, perché comprendano che tutte le pratiche di
lettura sono legittime ma un testo non vale l'altro. Solo partendo da
questa consapevolezza la lettura diventerà comunque buona.
ECO
Si legge sia alla toilette che in stazione aspettando il treno, e
in entrambi i casi si legge qualsiasi cosa. La lettura non è solo un
mezzo per assimilare dei contenuti, ma un vizio paragonabile alle
sigarette. È normale, come tambureggiare con le dita sul tavolo o
masticare del tabacco. Il problema resta quello delle proporzioni: se
passo ventidue ore al giorno a leggere, è come se fumassi
duecentocinquanta sigarette. Al di là della norma, insomma. Ma non si
deve fare del moralismo, scandalizzarsi se la lettura è anche un fatto
meccanico.
CHARTIER
Sono d'accordo, i giudizi morali non contano nulla. Letture
meccaniche, letture disinvolte, letture di testi che secondo alcuni non
avrebbero dovuto essere né pubblicati, né letti. Ma intanto, se il
lettore è pensabile fuori dal testo, ciò significa che è un individuo
strutturato socialmente e culturalmente all'interno di pratiche che
occorre comprendere, descrivere, e forse orientare e modificare. Credo
insomma che questa tensione del lettore dentro e fuori dal testo
definisca molto bene lo spazio aperto alle riflessioni che abbiamo fatto
sui diversi supporti del testo e sulla lettura buona o non buona. Si
potrebbe respingere la domanda e rispondere: la lettura è. Solo
partendo da qui, e dalle trasformazioni dell'offerta testuale, tutti
insieme lettori, autori ed editori, potremo fare in modo che essa venga
investita della capacità di capire.

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