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appunti
La guerra al
burocratese: un cammino incompiuto
Nel 1940, il Primo Ministro britannico Winston Churchill impartiva al proprio governo queste istruzioni: Chiedo ai miei colleghi e al loro
personale di scrivere testi più brevi, che espongano i punti principali
in una sequenza di paragrafi brevi e incisivi. [...] Sorprende un po' scoprire che all'estero, oltre sessant'anni fa, c'era chi già diceva ciò di cui i vertici della nostra burocrazia sembrano essersi resi conto l'altro ieri: che è importante, cioè, che l'azione amministrativa si esprima attraverso un linguaggio chiaro e funzionale. In Italia, le prime riflessioni teoriche sul problema risalgono agli anni Ottanta, ma rimangono circoscritte al mondo accademico e scientifico, e i risultati non vengono travasati nella pratica amministrativa. Quindi, eccettuate alcune apprezzabili ma isolate iniziative di singole amministrazioni, il primo passo concreto verso la semplificazione del linguaggio amministrativo è compiuto nel 1993, con la pubblicazione del Codice di stile delle comunicazioni scritte ad uso delle amministrazioni pubbliche. Il volume, edito dal
Dipartimento della Funzione Pubblica e promosso dall'allora ministro
Sabino Cassese, si ispira ad analoghe esperienze di altri paesi. Inizia
con un'ampia introduzione teorica, cui segue una serie di raccomandazioni
per la redazione di testi amministrativi comprensibili. Purtroppo, il Codice, che avrebbe dovuto diffondersi capillarmente nelle amministrazioni pubbliche, sembra invece aver avuto una circolazione piuttosto limitata, e oggi è quasi introvabile. |
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Nel 1994, Cassese vara il progetto finalizzato "Semplificazione del linguaggio amministrativo", il cui prodotto più importante vede la luce quando alla guida del Dipartimento c'è Franco Bassanini: si tratta del Manuale di stile (Il Mulino, 1997), curato da Alfredo Fioritto e inteso come la naturale prosecuzione del Codice. Più agile ed essenziale rispetto al suo predecessore, il Manuale vede ridotte al minimo le premesse teoriche. L'intento è infatti quello di fornire agli operatori della pubblica amministrazione un maneggevole strumento di lavoro, da utilizzare nella pratica quotidiana. Il libro si divide in tre parti. La prima fornisce suggerimenti – semplici e mai tecnici, come si conviene in un libro non rivolto a specialisti del linguaggio – relativi all'organizzazione logico-concettuale del documento, alla costruzione delle frasi e alla scelta delle parole (i livelli, rispettivamente, testuale, sintattico e lessicale, per chi mastica un po' di linguistica). La seconda è un glossario che spiega circa 500 termini che spesso ricorrono nei testi amministrativi. La terza è una guida all'impaginazione dei documenti. Il Manuale vende circa 10.000 copie. Le sue parti più significative sono ora scaricabili dal sito web del Dipartimento della Funzione Pubblica. Da segnalare anche il software Errata corrige - pubblica amministrazione, correttore automatico di testi basato sulle raccomandazioni del Manuale. Negli anni successivi, varie amministrazioni, sia centrali sia locali (il Ministero del Tesoro, la Regione Molise, il Comune di Lucca, per citarne alcune), intraprendono autonome iniziative di semplificazione dei propri documenti. I corsi di formazione per funzionari e dirigenti si moltiplicano. Il
2002, infine, vede il Dipartimento della Funzione Pubblica particolarmente
attivo sul fronte della lotta al burocratese. Inoltre,
prende l'avvio il progetto
"Chiaro!", nel cui ambito maturano varie
iniziative. Un gruppo di esperti fornisce un servizio di assistenza
online, a cui le amministrazioni possono rivolgersi per ricevere consigli
sulla corretta redazione di un documento, o anche ottenere l'integrale
riscrittura di alcuni testi. Nasce "SLAM notizie", bollettino di
informazione trimestrale. |
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Tuttavia,
malgrado innegabili progressi, il quadro generale non è idilliaco. Il
burocratese è difficile da debellare, perché occorre sradicare abitudini
linguistiche ormai inveterate, fossilizzate da anni e anni di riproduzione
passiva e acritica di frasi fatte, formule stereotipe, convenzioni
linguistiche obsolete. Per
cambiare il modo di comunicare non basta applicare delle regole astratte
apprese da un prontuario: deve cambiare la mentalità, la cultura
sottostante, il software of the mind,
di cui il linguaggio non è che un riflesso. è
stata fatta molta strada, ma molta rimane da fare. La tanto auspicata
rivoluzione copernicana è a metà.
Nato
nel 1972, laureato in lettere moderne, lavora presso la Direzione
Relazioni Esterne e Comunicazione del Comune di Venezia e collabora con la
locale Università. Si interessa di linguistica e di scrittura
professionale. La semplificazione del linguaggio amministrativo
rappresenta il punto d'incontro fra la sua esperienza di comunicatore
pubblico e i suoi interessi in campo linguistico. Sulla scrittura professionale nella pubblica amministrazione, su questo sito leggi anche:
Pagina aggiornata
il 2.3.03 |