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Ipertesto
Il passaggio dalla scrittura lineare del libro alla scrittura "espansa"
e "profonda" dell'ipertesto cambia completamente il modo di
pensare, progettare e costruire un testo. Sul web il testo acquista un
nuovo senso spaziale rispetto alla carta. E' per questo che un ipertesto,
come fa l'architetto con un edificio, lo si progetta e lo si costruisce,
ancor prima di scriverlo. Un metodo raccomandabile sempre e per tutti
i testi, ma indispensabile quando si scrive per il web.

Link
I link sono l'essenza dell'ipertesto, il meccanismo interno che fa funzionare
la macchina comunicativa del sito. Sceglierli e titolarli bene è
parte integrante della scrittura online. E perché il meccanismo
funzioni bene, un buon link dovrebbe:
1) anticipare le aspettative del lettore e accompagnarlo nel suo percorso;
2) essere molto specifico, ovvero linkare non a una home page, ma a una
pagina precisa; 3) avere un titolo che sia un vero concentrato di contenuto
e che invogli il lettore a cliccare.
E' ciò che George Landow ha chiamato la "retorica della partenza
e dell'arrivo": il testo del link dovrebbe annunciare con chiarezza
dove stiamo andando e, una volta arrivati, dovremmo trovare esattamente
ciò che ci era stato annunciato.

Microcontent
Sulla grande rete, i piccoli testi contano molto. Sono essenziali per
attirare il lettore, per orientarlo, ma anche per farsi leggere e addirittura
trovare.
Il famoso guru Jakob Nielsen chiama i piccoli testi "microcontent"
e con questo termine indica i titoli, i sottotitoli, i link, le voci di
indice di una pagina web, i metatag, gli alt text delle immagini, cioè
tutte quelle "perle di chiarezza" di 50 caratteri al massimo
che devono contenere e spiegare al lettore il "macrocontent"
di intere pagine e quindi attrarlo e guidarlo all'interno di un sito.
Scrivere microcontent che siano veri concentrati di contenuto è
una delle sfide più difficili per il talento editoriale dello scrittore
online.

Nicchia
Su Internet si può pubblicare tutto, senza tipografia, senza soldi,
ed entro ragionevoli limiti anche senza censura. Ma la rete è il
regno dei contenuti di nicchia: quelli che per le case editrici non vale
la pena di pubblicare perché non hanno mercato, quelli che hanno
pochi ma tenaci appassionati in tutto il mondo, quelli specialistici che
vanno aggiornati in continuazione.

Orientamento
In quell'infinito ipertesto che è il world wide web non c'è
un prima, né un dopo, perché è il lettore che decide
liberamente il suo percorso. Parole come "avanti" e "indietro"
non hanno quindi senso. Ne ha molto, invece, usare le parole per fare
in modo che il navigatore non si perda, dotando le pagine di piccole e
preziose bussole di navigazione: il titolo del sito o il logo, la mappa
con le sezioni principali, il ritorno alla home, la data dell'ultimo aggiornamento.

Punteggiatura
La punteggiatura - lo insegnano i grandi scrittori - è parte integrante
dello stile e quindi ogni regola è fatta per essere infranta.
Però sul web, con la sua scrittura sintetica e i suoi spazi ristretti,
qualche indicazione cui attenersi può essere utile.
Punto fermo: da utilizzare al massimo, aiuta a semplificare la sintassi,
impone una pausa salutare agli occhi e ai pensieri.
Punto e virgola: da usare con contagocce, chiude e non chiude i periodi.
Punto interrogativo: da centellinare, lo stile del web non ama le domande
retoriche.
Punto esclamativo: ce ne sono fin troppi, ognuno equivale a un grido.
Due punti: assolutamente da recuperare, perché aprono le frasi
con dolcezza e senza fatica, contribuendo non poco alla "leggerezza"
dello stile.

Quindi
Attenzione a questo avverbio, come a tutti gli altri che indicano consequenzialità.
Sul web, dove leggiamo al massimo una trentina di righe alla volta nell'angusto
spazio di una schermata, dobbiamo tendere verso una scrittura modulare,
basata sul paragrafo come unità di misura. Paragrafi autoconsistenti
e autonomi l'uno dall'altro. Le vere connessioni, sul web, non sono create
dai "quindi", "di conseguenza", "eppure",
"perciò", "infatti", ma dai link.

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