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scrivere
per internet Internet
e la scrittura di impresa
intervento di Luisa Carrada al 1°
Convegno di Studi sulla Scrittura Professionale (Perugia, 23-25 ottobre
2000)
"La scrittura professionale:
ricerca, prassi, insegnamento" è il titolo di questo convegno. Io mi
colloco sicuramente e completamente sul versante della prassi. Lavoro
infatti in una grande azienda di informatica da undici anni, anni che sono
stati piuttosto cruciali per la professione di business writer e
che permettono di misurare i passi avanti fatti da questa
professione.
Certo, le cose vanno indubbiamente meglio
rispetto a qualche anno fa, ma in Italia la professione comincia appena ora ad
essere riconosciuta. E’ tuttora per me abbastanza difficile rispondere
alla domanda "Che lavoro fai?". "Business writer?"
Correttissimo, ma troppo americano. "Copywriter?" Fa pensare prevalentemente alla
pubblicità, mentre il lavoro di chi scrive in azienda è molto più ampio
e complicato. Devo regolarmente imbarcarmi in lunghe descrizioni. Ogni
tanto rispondo "redattrice in azienda", è la cosa più
semplice, anche se in italiano la mia definizione preferita è
"scrittrice d’azienda".
In questi ultimi dieci anni c’è
un anno spartiacque, il 1994, l’anno in cui Internet è entrata in
azienda, almeno nella mia. Prima, scrivere in un'azienda di ingegneri, di tecnologie, era
qualcosa di abbastanza strano. Ero una mosca bianca, stimata sì, ma
considerata qualcosa di molto eccentrico e di non proprio indispensabile.
Dopo il 1994, ho cominciato a giocare – o meglio a scrivere, ma
"giocare" tutto sommato mi piace di più – sul doppio tavolo
della carta e della rete. Due livelli prima separati, poi sempre più
intrecciati.
Internet infatti ha cambiato tutto in
azienda:
1. Il
mercato, e quindi il confronto, è diventato globale. Le aziende hanno
dovuto parlare e comunicare, farsi capire. Dai clienti, dai fornitori,
dalle altre aziende, dalle istituzioni. Comunicare non è stato più un
lusso, ma una necessità.
2. La
competizione si è fatta molto più spinta. Avere dei buoni
professionisti, degli ottimi prodotti, dei servizi di qualità non serve
se non lo si fa sapere in giro, se non lo si comunica nel modo più
efficace e attraverso i canali giusti.
Improvvisamente la comunicazione e quindi la scrittura sono diventate quel
che in azienda si chiama "funzione strategica".
3. I
business writer hanno avuto con Internet uno strumento per approfondire
temi e problemi importanti della loro professione.
Dieci anni fa non c’era un testo in italiano sulla scrittura di impresa.
Si andava avanti con il buon senso e con un po’ di letture fatte su
testi d’oltreoceano.
Internet ci ha messo a disposizione testi, idee, libri, possibilità di
confronto e di scambio con altri colleghi a livello mondiale. Possibilità
che dai professionisti italiani sono utilizzate ancora pochissimo, ma che
ci sono. Basta pensare alle interessanti e mirate liste di discussione che
permettono di porre quesiti, confrontarsi con altri business e web writer
a livello mondiale.
4. Quindi
Internet ha contribuito moltissimo a farci acquisire consapevolezza del
nostro ruolo. Di fronte a noi stessi e di fronte ai nostri colleghi in
azienda.
Di strada ne abbiamo fatta: da persona che "scrive bene in
italiano" a persona cui è affidata non la "bella"
scrittura, ma la scrittura "strategica", quella che serve per
comunicare, informare, vendere, quella che contribuisce a farci stare sul
mercato.
Oggi per una società quotata in Borsa un comunicato stampa
maldestro e inopportuno può costare molto caro, così come può essere
invece una grande opportunità un annual report chiaro e ben scritto.
5.
Internet in azienda ha cambiato le prassi quotidiane della scrittura di
tutti. Perché Internet non è solo il World Wide Web. Nelle
organizzazioni è soprattutto la posta
elettronica, che ha portato una
vera rivoluzione. Con l’e-mail è finita l’era delle lettere dettate
alla segretaria. Ognuno scrive direttamente le sue comunicazioni, anche l’amministratore
delegato. E le scrive in modo del tutto diverso dalle lettere di una
volta.
6. Internet in azienda ha moltiplicato la
parola scritta, i nostri contatti con i testi, le pile di carta sulle
nostre scrivanie. Scriviamo, ma leggiamo anche molto di più. Perché
abbiamo molti più documenti e fonti a disposizione. E non a caso i
lavoratori del mondo dell’informatica si definiscono sempre meno come
tecnici e sempre più come knowledge workers, lavoratori della
conoscenza. Conoscenze che acquisiamo, elaboriamo e scambiamo soprattutto
attraverso i testi.

E Internet che cos’è se non una grande
rete di testi? Era così all’inizio, quando le immagini e i colori
ancora non c’erano, e sta tornando ad essere così, con una prevalenza
del testo, che ora però convive in maniera più equilibrata, integrata e
funzionale con le immagini.
Eppure, la scrittura è stata a lungo trascurata. Ci si è concentrati
molto – e giustamente – sugli aspetti tecnologici, poi sugli aspetti
grafici. Oggi ci si sta finalmente rendendo conto che su Internet non si
cerca una grafica strepitosa, ma si cercano soprattutto i contenuti.
Qualche dato:
Cosa apprezzano i navigatori
in un sito
|
qualità dei contenuti |
75% |
|
facilità d’uso |
66% |
|
velocità di scaricamento |
58% |
|
frequenza degli aggiornamenti |
54% |
|
premi |
14% |
|
notorietà del nome |
13% |
|
tecnologie avanzate |
12% |
|
giochi |
12% |
|
possibilità acquisti online |
11% |
|
contenuto personalizzabile |
10% |
|
chat e BBS |
10% |
|
altri |
6% |
Fonte: Forrester Research, dicembre 1999
Cosa si guarda e si
legge su un sito
il 92% legge prima di tutto titoli e
articoli
il 64% guarda le foto
il 20% legge tabelle e grafici
Fonte: Poynter Institute – Stanford
University, giugno 2000

Questa gran mole di testi in rete noi la
leggiamo però in modo del tutto diverso da ciò che leggiamo su carta.
L’approccio con un testo da leggere sullo schermo è nuovo. Internet si
legge in maniera più veloce, più frammentaria, e anche molto più
disordinata. Sullo schermo di un computer prima cerchiamo ciò che ci
interessa, dopo leggiamo.
Perché la lettura sullo schermo è faticosa. Lo dicono gli studi fatti: l’80%
dei lettori non legge parola per parola, ma scorre rapidamente la pagina
alla ricerca di ciò che interessa, leggere sullo schermo è il 25% più
lento che leggere sulla carta.
Un testo che si legge con queste difficoltà va anche scritto in maniera
diversa, che tenga conto dei tanti vincoli di questo nuovo medium.
Vincoli, ma anche tante nuove
opportunità. E poiché il titolo del mio intervento è "Internet e
scrittura di impresa" è su queste ultime che vorrei concentrarmi.
E quindi anticipo subito la mia tesi: per la scrittura di impresa Internet è stata una rivoluzione
salutare,
che ci sta aiutando a liberarci di tante brutte abitudini e a riscoprire
le migliori virtù della scrittura professionale.
Penso anzi che scrivere per il Web sia una bella palestra per noi
scrittori, un esercizio che ci aiuta a scrivere meglio anche quando scriviamo sulla
carta.
Vediamo perché.
Ci obbliga a esercitarci nella sintesi, cosa trascuratissima in
Italia e nella scuola italiana. Tuttora, ma sempre meno, in azienda
qualcuno davanti a un testo ci chiede: "ma non sarà un po’
corto?" facendoci intendere che non ci siamo applicati abbastanza e
senza rendersi conto che quel testo così breve ci è costato molto più
tempo e fatica di un testo lungo.
Su Internet i testi lunghissimi non si leggono e non funzionano. Bisogna
scrivere testi molto concentrati e sintetici e man mano ci si fa l’abitudine
e anche quando scriviamo una brochure o un annual report l’abitudine
alla sintesi si fa sentire: semplifichiamo la sintassi, la rendiamo più
piana, non ci sentiamo più in obbligo di infarcire il testo con trii di
aggettivi inutili o lunghissimi avverbi.
Ci abituiamo a progettare i nostri testi, perché quando si scrive
per Internet il progetto del testo è tutto.
Se il progetto è importante in ogni tipo di scrittura professionale, sul
Web è d’obbligo.
L’ipertesto è una macchina che deve funzionare; se
la progettiamo male, se il lettore si perde, scrivere testi bellissimi non
serve, perché il lettore lascia il nostro sito per un altro, più chiaro
e leggibile. E il lettore di Internet è impaziente ed esigente:
difficilmente torna su qualcosa che non gli è piaciuto.
Ma progettare un testo per il Web è più complicato che progettare un
testo dalla struttura sequenziale: non basta la classica scaletta–
introduzione, esposizione, svolgimento, conclusione -, perché la
direzione non è una sola, le direzioni sono tante, e le possibilità
offerte al lettore sono molto maggiori.
L’ipertesto è un testo che si espande anche in profondità e che porta
l’autore a porsi molte più domande sulle esigenze del lettore. E
questo è un bene e una bella disciplina per lo scrittore professionale,
perché saper organizzare l’informazione diventa altrettanto importante
quanto saper scrivere per comunicare bene.
Si impara a scrivere testi che saranno letti soprattutto "fuori
contesto" (una pagina stampata, una sola pagina di un intero sito) e ci si esercita in una scrittura modulare.
Lo schermo di un computer ci fa vedere solo 20 righe alla volta, lo spazio
di un paragrafo. Non sappiamo cosa viene dopo, spesso non ci ricordiamo
cosa viene prima, ma soprattutto non sappiamo cosa contiene il sito, dove
ci porteranno i link.
Leggere un sito web non è come avere un libro tra le mani, sfogliarlo,
guardare l’indice, contenerlo tutto con lo sguardo.
Per Internet bisogna scrivere porzioni, moduli di testo che siano
possibilmente autonomi da ciò che viene prima e ciò che viene dopo,
perché non è affatto detto che il lettore sia passato per quel che c’era
prima e passi per quel che viene dopo.
E poi, in un ipertesto, è
piuttosto difficile definire il "prima" e il "dopo", a
meno che non costringiamo il lettore in un percorso talmente rigido che
non si può più parlare di ipertesto.
Quindi, oltre a scrivere in modo modulare, l’autore ha anche il compito
di dare al lettore le informazioni di contesto essenziali per non
perdersi, per capire dove si trova, per ritrovare la pagina anche a
partire da una stampa. Questo lo si fa curando i testi del sistema di
navigazione e tutto l’apparato dei link.
Si impara a catturare subito l’attenzione del lettore, una cosa
importante non solo per un medium veloce come Internet, ma anche per un
comunicato stampa, una lettera commerciale, un discorso, un redazionale,
un pieghevole.
Spesso lo scrittore professionale si perde in premesse lunghe, inutili, e
tarda ad arrivare al punto. Su Internet bisogna arrivarci subito, perché
solo facendo capire subito al lettore che stiamo per dirgli qualcosa di
interessante e di utile, possiamo convincerlo a seguirci, a continuare a
leggere, a stampare la pagina.
Adottare il modello giornalistico della
"piramide invertita", cioè cominciare dalla conclusione per
scendere via via verso maggiori dettagli, serve su Internet, ma anche sui
media tradizionali.
Si impara a lavorare con le scadenze. Internet è un mezzo veloce,
la stessa Internet Economy impone dei ritmi rapidissimi, bisogna scrivere
velocemente e pubblicare con altrettanta rapidità. Rispettare le
scadenze, saper scrivere un testo dignitoso e accettabile anche in pochi
minuti per uno scrittore professionale è essenziale.
Si impara a focalizzare il testo sull’utente, sul cliente.
Chi legge su Internet si aspetta un testo che risponda alle sue domande,
alle sue esigenze, che gli dia del "tu". Questo obbliga la
scrittura di impresa a essere molto meno autoreferenziale e molto più
reader-focused.
Si impara a scrivere in maniera molto più semplice,
chiara e funzionale.
Internet è un medium globale: non possiamo più permetterci gerghi,
tecnicismi, aziendalese, sigle incomprensibili.
La scrittura per il Web da una parte diventa più breve e più semplice,
dall'altra più articolata
e in un certo senso anche più complicata. Non c’è solo il corpo
del testo principale, ci sono tanti altri testi da curare: più brevi –
tanto che si parla di microcontent -, ma fondamentali per essere trovati e
letti sul Web. Tutti testi che esigono dallo scrittore un nuovo, vero
talento editoriale:
il titolo del sito, importante
quanto il titolo di un libro
il nome di dominio, l’indirizzo
internet semplice ed efficace che si deve poter ricordare a memoria
i titoli
e i sottotitoli della pagina, importantissimi per testi fortemente
modulari, perché sono loro a guidarci nella lettura
i testi dei link, vere e proprie
promesse di contenuto, devono essere convincenti quanto uno slogan
pubblicitario e informative quanto il titolo di un quotidiano, altrimenti il lettore non clicca e non va avanti
i link di navigazione, la
"bussola" del lettore
le parole chiave evidenziate nel
testo, che richiamano subito l’attenzione sui contenuti principali
i testi nascosti, ma essenziali
per essere trovati sul Web:
page title, metatag, alternative text, tutte cose che possono spaventare
lo scrittore professionale "tradizionale" quando passa al Web,
ma che sono suo compito: chi meglio dell’autore può scegliere le
parole chiave che determinano il posizionamento di una pagina sui motori
di ricerca?

Internet offre allo scrittore
professionale nuove possibilità espressive e nuove opportunità di lavoro, ma gli chiede anche di ampliare ed arricchire le sue
competenze. Saper scrivere bene non gli basta più. Bisogna anche diventare un
po’:
1. ciò che gli americani chiamano information architect,
cioè imparare a organizzare le informazioni e saper creare percorsi
ipertestuali
2. grafici, cioè imparare a far convivere bene sulla pagina testo
e immagini, farle interagire al meglio, scoprire e sfruttare tutte le
potenzialità di questa interazione
3. tecnici, cioè conoscere abbastanza i prodotti editoriali e le
nuove possibilità che offrono al testo e agli scrittori.
E infine le possibilità, molto concrete,
di applicazione di queste nuove competenze nel mondo del lavoro. Possibilità
molto ampie e comunque in crescita.
La società dell’informazione comunica essenzialmente e sempre di più
attraverso i testi, la parola scritta, e per farlo avrà sempre più bisogno
dei professionisti della scrittura.
Un sito che ha come obiettivo la vendita di prodotti e servizi deve
affidare i suoi testi a un professionista, a un’agenzia specializzata,
così come fa per la sua campagna pubblicitaria.
La nicchia di mercato c’è ed è
ancora abbastanza scoperta: potete trovare all’istante decine di grafici
bravi, ma è ancora molto difficile trovare un bravo web editor.
Questo ha a mio avviso una serie di ragioni, abbastanza legate tra loro
in una sorta di effetto "gatto che si morde la coda": 1) chi
scrive non ha ancora colto le potenzialità di questa nicchia di mercato
e quindi non ha focalizzato l’impegno sulla scrittura online; 2) i committenti
in genere non capiscono quale valore aggiunto può dare al loro sito
l’apporto di uno scrittore professionale, o meglio molti cominciano
a capirlo, ma siccome i professionisti scarseggiano e non si fanno avanti,
non sanno bene a chi rivolgersi; 3) gli scrittori non sanno "profilarsi"
e proporsi come professionisti essenziali in un web team.
Le opportunità di lavoro sono inoltre sempre più legate al
lavoro freelance e chiedono ai giovani che cominciano un
forte spirito di iniziativa e di imprenditorialità.
Solo le aziende molto grandi possono permettersi un redattore al loro
interno. Le altre, e giustamente, non vogliono uno scrittore a vita,
che abbia sempre a che fare con gli stessi contenuti. Vogliono cambiare
penna, a seconda degli obiettivi, delle situazioni, degli strumenti.
E anche allo scrittore cambiare continuamente settore di mercato e committente
serve a migliorare, a non annoiarsi e a crescere professionalmente.
Ma questa mentalità stenta a farsi strada. Io sono sommersa dalle e-mail
di ragazzi che mi chiedono "come faccio ad entrare in azienda come
editor?", quasi nessuno che mi chiede "come faccio a diventare
un bravo web editor?".
In Italia sono pochissimi – stanno forse sulle dita di una mano – i
giovani che hanno aperto un sito per offrire direttamente servizi di
scrittura, ma quei pochi stanno andando benissimo.
Gli scrittori, rispetto agli informatici e ai grafici, hanno un grande
vantaggio, di cui ancora non si rendono pienamente conto: non devono
investire in costosi macchinari e programmi, basta loro un computer
e un editor di testi. Il loro vero "capitale sociale" è fatto
solo di cultura, capacità, idee.
Sul 1° Convegno sulla scrittura professionale
leggi anche Appunti dal convegno perugino di Alessandra Repetto.

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