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scrivere
per il web
10 consigli per fare interviste per e-mail
dalla mia
(piccola) esperienza di intervistatrice e intervistata
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Intervistare per e-mail è
apparentemente facile e sicuramente economico, ma non
consideriamolo una scorciatoia per riempire le pagine del nostro
sito o della nostra webzine quando siamo a corto di tempo e
soprattutto di contenuti.
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Infatti,
quando chiedete un'intervista per e-mail, ricordate che ciò comporta
un certo impegno per l'intervistato, un impegno comunque
maggiore che rispondere a un paio di domande davanti a un microfono o
per telefono. Rispondere seriamente a tre o quattro domande per
iscritto (ma adottando il registro della lingua parlata) richiede
almeno un'oretta.
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Quindi,
non chiedete banalità oppure cose che l'intervistato ha già
detto e scritto mille volte e che si possono già leggere su riviste o
in un sito internet (che è sufficiente linkare).
Approfittate della sua disponibilità per approfondire temi
particolari o poco battuti. Susciterete maggiore interesse nei vostri
lettori e la stessa persona intervistata risponderà più volentieri,
perché l'intervista costituirà anche per lei un'occasione per nuove
riflessioni.
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Spesso
non conosciamo la persona che stiamo per intervistare per e-mail e
questo ha i suoi svantaggi.
Primo: non sappiamo nulla della sua
capacità espositiva e nemmeno della sua sensibilità. Se ci arrivano
delle risposte lunghissime e magari poco pertinenti, potremmo avere
delle difficoltà a fare presente che l'intervista non va bene e ha
bisogno di un editing piuttosto energico. Per questo è sempre meglio
dare prima delle linee-guida (risposte e periodi brevi,
linguaggio semplice e concreto, molto vicino alla lingua parlata,
limiti precisi di spazio e battute, tipo di pubblico cui l'intervista
è rivolta) e fare comunque presente che sarà necessario un editing
finale.
Secondo: le interviste per e-mail vanno benissimo per temi
specifici e dal taglio molto concreto e informativo, meno bene
quando andate su temi più personali, dove la persona si esprime anche
attraverso il tono, la gestualità, gli sguardi, le pause.
Terzo: non potete introdurre domande estemporanee, che nascono
dalla curiosità del momento e dalle risposte che l'intervistato viene
man mano dando. La soluzione migliore - ma non sempre potete
permettervela - è quella di mandare una prima tranche di domande,
riservandovi di mandare le ultime solo dopo aver letto le prime. Ma
per far questo, è necessario che il vostro interlocutore abbia un
interesse forte all'intervista e la voglia di perderci un po' di
tempo. Se invece sapete che già vi sta facendo un grosso favore a
rispondervi, siate precisi ed esaurienti con le prime domande e ....
accontentatevi.
Per mettere a punto la prima intervista ospitata in questo sito, Sotto
il segno della leggerezza, io e Carmen Covito ci siamo
palleggiate domande e risposte per una decina di giorni, ma era chiaro
che ci stavamo prendendo gusto e il gioco ci è talmente piaciuto che
l'intervista è diventata una vera e propria
"conversazione", pubblicata da entrambe sui rispettivi siti.
Un altro esempio dalla mia esperienza: l'intervista a Roberto Crivello
sulla traduzione di
documenti tecnici dall'inglese nella sua prima versione ha
risentito parecchio del fatto che io e Roberto non ci conoscevamo
affatto e che il suo era un tema fortemente specialistico. Però ho
preso il coraggio a due mani e gli ho spiegato che dovevamo essere
più semplici e divulgativi: Roberto ha riscritto in gran parte le
risposte e oggi, dopo quasi due anni, la sua intervista è sempre una
delle pagine più cliccate di questo sito.
Ancora: l'intervista a Franco Tomasi sul paratesto
è venuta perfetta nella sua prima versione, perché io avevo già
sentito Franco parlare ad un convegno e sapevo esattamente cosa
chiedergli e cosa raccomandargli in quanto a taglio delle risposte.
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Ma
ci sono ovviamente anche i vantaggi. Chi pone le domande deve
documentarsi molto bene prima, non può andare a ruota libera, perché
le domande scritte evidenziano competenza e impegno
dell'intervistatore (o al contrario denunciano la sua impreparazione),
disponendo favorevolmente chi deve rispondere.
Lo stesso intervistato può meditare con calma le risposte ed
avere maggiori garanzie che il suo pensiero sia riportato in maniera
fedele e corretta.
Per non parlare del vantaggio di poter raggiungere chi vive e lavora
dall'altra parte del mondo, ma condivide con noi passioni ed
interessi.
-
Non
esagerate con le domande - a meno che non siate sicuri di poterlo
davvero fare -: quattro o cinque vanno benissimo. Numeratele e
lasciate un po' di spazio tra l'una e l'altra.
-
Formulate
domande che permettano risposte abbastanza aperte, non
semplicemente "sì" o "no". In alcuni casi potete
esporre semplicemente un vostro parere e lasciare la frase sospesa con
i puntini, così che l'intervistato possa riallacciarsi direttamente a
quanto avete appena detto voi.
-
Nelle
vostre prime indicazioni, chiedete all'interlocutore se ci sono temi
o domande che voi non avete previsto e che invece gli stanno
particolarmente a cuore. In questo caso, pregatelo comunque di
scrivere quello che pensa in proposito; sarà vostra cura aggiungere
una domanda pertinente.
-
Un'intervista
per e-mail, proprio perché si svolge a distanza e in tempi comunque
più diluiti rispetto a un botta e risposta tradizionale, ha quasi
sempre bisogno di un serio editing finale. Abbiate cura
soprattutto:
dello stile: vicino
il più possibile alla lingua parlata, informale, con esempi tratti
dalla propria esperienza, con un tono personale e non asettico, con un
periodare credibile per un'intervista (una sintassi molto raffinata e
complessa non gli si addice)
della varietà:
evitate le risposte troppo lunghe, eventualmente spezzatele inserendo
nuove domande per evidenziare dove si sta cambiando discorso o per
inserire un vostro pensiero o una sottolineatura
della completezza
informativa: presentate l'intervistato nell'introduzione o con una
breve nota biografica, linkate (se è d'accordo!) il suo nome al suo
indirizzo di posta per dare ai lettori l'opportunità di contattarlo
direttamente, linkate il suo sito internet o altre sue pubblicazioni
che trattano lo stesso tema o temi contigui e complementari.
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Inviate
la versione finale dell'intervista al vostro interlocutore prima
di pubblicarla: è segno di cortesia e professionalità e inoltre avrete la certezza di una sua piena condivisione del contenuto.

P.S.
Visto che sono in argomento, mi concedo un piccolo peccato di vanità e
linko alcune interviste che hanno fatto a me.
Intervista a Luisa Carrada, Unisofia, giugno 2003
Tre minuti con Luisa Carrada, sul blog Marchètting di Gian Maria Brega, maggio 2007
Raccontare le organizzazioni, in poche parole, Mediazone, aprile 2006
Il
Mestiere di Scrivere,
una chat con studenti delle superiori su Webscuola, maggio 2003
Come
creare community: intervista di Ada Sinigalia a tre esperti autori di siti
web, sito della Ferpi, 6 maggio
2003
Il
"genere" del content management, Dol's, dicembre 2002
Testi
chiari per parlare a tutti, Fucinaweb, 23.7.2002
Luisa
Carrada e il Web, Net Semiology, giugno
2002
Intervista
a Luisa Carrada, TopLavoro, giugno 2002
Intervista
a Luisa Carrada, Roma Giovane (Comune di Roma), giugno 2002
Scrivere
per internet, ProHTML.it, novembre 2001
Scrivere
per la rete, Iter Online, maggio
2001
Il
mestiere di scrivere, Jobpilot, 25.4.2001
Interviste/Luisa
Carrada, Punto Informatico 11.11.2000
L'essenza
"iper" del testo online, Infocity 25.9.2000
Il mio mestiere di scrivere, Dols 25.2.2000
Il
mestiere di scrivere e la scrittura come mestiere,
Alice 24.6.1999
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