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Made to Stick
Made to Stick, dei fratelli Chip e Dan Heath, è stato forse il In inglese sticky vuol dire "adesivo", "appiccicoso", ma negli ultimi anni a questo significato si è aggiunto quello di "vincente", "efficace", "che non si dimentica o abbandona facilmente", soprattutto riferito ai siti, ai messaggi, alle idee. Quindi il titolo si potrebbe tradurre con "Fatti o - nel nostro caso - scritti per vincere." Le idee vincenti devono avere alcune caratteristiche, che hanno a che fare soprattutto con il loro modo di comunicarle. Dei due giovani autori, uno è professore di comportamento organizzativo all'università di Stanford, l'altro ha fondato una delle aziende più innovative di libri di testo. I tantissimi casi, esempi e racconti sono la vera sostanza del libro, dalle grandi aziende ai presidenti USA, da piccole realtà imprenditoriali a persone comuni, come infermiere o insegnanti dalle fulminanti intuizioni. Ecco quindi i sei elementi chiave per messaggi molto sticky, che si appiccichino bene addosso a chi li riceverà per non lasciarlo più.
SEMPLICITA' Più di tot informazioni alla volta non riusciamo a elaborare, tantomeno a ricordare (è noto che più scelte abbiamo, più ci è difficile scegliere). E' per questo che tutti i messaggi vincenti, dagli antichi proverbi ai payoff pubblicitari di oggi, sono semplici. Selettivi, perché puntano non su mille vantaggi, ma su uno solo, quello che si immagina più importante per l'interlocutore. Compito difficilissimo, questo di andare all'essenza di un messaggio, soprattutto per chi il tema, il prodotto, il servizio, la politica, li conosce a fondo. Concentrati, perché un testo può essere anche molto breve in superficie, ma molto profondo per ciò che fa immaginare ed evoca. I proverbi sono semplici e brevi, ma sono anche enciclopedie compatte di saggezza, guide nelle decisioni e nelle azioni della vita. Le loro immagini sono così universali che le ritroviamo pressoché identiche in tutte le culture, anche lontanissime. Per chi scrive, uno dei modi classici per andare all'essenza è quello di adottare il modello della piramide rovesciata: prima la notizia, l'idea più importante, poi via via verso i dettagli e il contesto. Modello ottimo, che però va interpretato dalla parte di chi leggerà, non da quello della “realtà oggettiva”, dei fatti incontrovertibili. Un messaggio semplice è anche un messaggio che usa come punto di partenza uno schema noto e familiare, per esempio un'analogia, per sovrapporvi uno strato di maggiore astrazione e complessità (“un pomelo è il frutto più grande della famiglia degli agrumi” oppure “un pomelo è praticamente un super-pompelmo”?).
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SORPRESA “Se potessi richiamare la vostra attenzione solo per qualche momento, sono sicura che apprezzereste le caratteristiche di sicurezza di questo aereo. Se non siete saliti su una macchina dal lontano 1965, vi dirò che il modo migliore per allacciare la cintura è infilare la linguetta nella fibbia. Per slacciare, tirate su la fibbia. La hostess che ha così giocato con l'annuncio sulle “caratteristiche di sicurezza di questo aereo” è riuscita sicuramente a farsi ascoltare, perché ha “rotto lo schema”. Cosa che succede per tutti i testi e i messaggi-schema: gli annunci in aereo, i saluti formali, gli auguri… la sorpresa genera automaticamente attenzione. Quindi, alla larga dal senso comune, sia dal punto di vista dei contenuti, sia da quelli della struttura e del lessico. Il senso comune e il già sentito si saltano a pie' pari, scivolano da un orecchio all'altro. Se la sorpresa suscita attenzione, per mantenerla ci vogliono l'interesse e la curiosità di chi ci ascolta o ci legge. Due cose che si tengono ben deste quando l'interlocutore capisce di avere dei vuoti di conoscenza da colmare. Per creare sorpresa e risvegliare l'interesse, dobbiamo trasformare la domanda “Quali informazioni devo trasmettere?” in “Quali domande devo suscitare?”
CONCRETEZZA “Una radio che deve stare in una tasca.” “Prima della fine di questo decennio riusciremo a portare un uomo sulla luna, e a riportarlo indietro sulla terra." Due immagini semplici e concretissime, cose ambiziosissime che però sono alla portata dell'immaginazione. Gli esempi concreti e il lessico quotidiano aiutano tutti, non solo gli scrittori dell'antichità, i grandi manager e i presidenti degli Stati Uniti. L'astrazione è il lusso degli esperti, ma uccide sul nascere ogni interesse in chi ne sa di meno. Gli esempi concreti si ricordano con più facilità e la memoria funziona come l'effetto velcro: più gancetti afferriamo, più salda sarà la presa. Parole e cose concrete sono gancetti in più, anche in contesti teorici. E avete notato che alle storie che si tramandano, siano leggende antiche o leggende metropolitane, vengono aggiunti sempre nuovi e inediti particolari? Più parliamo ad esperti, più possiamo permetterci l'astrazione. Ma se esperti e non esperti devono parlarsi tra loro, allora la concretezza rimane un'ottima piattaforma di collaborazione e un terreno ideale di intesa per tutti.
CREDIBILITA' Naturalmente un messaggio può essere semplice, sorprendente e concreto, ma per funzionare deve essere anche credibile. la credibilità di un'antiautorità: in una campagna antifumo, un fumatore incallito che ha smesso può essere un testimonial più autorevole di un grande medico la credibilità intrinseca, fatta di una estrema ricchezza di dettagli, di descrizioni concrete e potenti, di grande vividezza, che fanno “vedere” un prodotto, mettono il risultato di una politica, di una scelta, direttamente sotto lo sguardo di chi legge o ascolta la credibilità delle statistiche e dei numeri, che però non vanno mai sciorinati nel loro valore assoluto, ma utilizzati per creare relazioni, confronti, stimoli a pensare, contestualizzati nella vita quotidiana delle persone, più che come puntelli per la propria tesi (gli attacchi degli squali fanno notizia, ma è 300 volte più probabile morire perché la nostra macchina si scontra con un cervo – cioè con un povero Bambi – che essere attaccato da uno squalo) la credibilità del “provare per credere”, quella che fa appello alla capacità di verifica di una “persona come me”, sempre più diffusa con le “conversazioni” in rete. |
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EMOZIONI Senza emozioni, non c'è azione. E per elaborare e scrivere messaggi che smuovono bisogna togliersi dalla testa il “cappello analitico”, distogliere l'attenzione dal cervello e puntare al cuore. Per quanto sembri strano, è difficile suscitare emozioni con le grandi teorie, i grandi numeri, anche quelli più impressionanti. E' quello che gli autori di Made to Stick chiamano l'effetto “Madre Teresa”, la quale ripeteva spesso: “Se guardo la massa, non farò mai niente. Se guardo al singolo, mi metto in azione.” Una lezione di cui tutte le associazioni no-profit hanno fatto tesoro, allontanandosi dagli studi, le statistiche, persino i famosi testimonial, per affidarsi piuttosto ai diari dei volontari e al racconto dei loro operatori, facendoci concretamente vedere sul web un progetto realizzato, o toccare con mano l'unico contatto con il mondo per un bambino sordocieco. Da persona a persona. Naturalmente si suscitano emozioni anche facendo appello all'interesse del singolo o del suo gruppo di appartenenza. Interessi non necessariamente egoistici e di parte, ma anche interessi alti, nella sfera dei bisogni affettivi e spirituali. Dei bisogni della famosa Piramide di Maslow, che li considera in rigoroso ordine gerarchico, i due autori di Made to Stick, ci invitano a considerarli tutti insieme, come un insieme simultaneo. I bisogni di autorealizzazione e di libertà possono andare di pari passo con quelli più materiali.
Altro grande suscitatore di emozioni è il senso di identità, quello sul quale ha giocato l'agenzia pubblicitaria che ha realizzato la campagna di spot antirifiuti per lo stato del Texas. Come convincere il texano guidatore di pick-up a non buttare fuori dal finestrino qualsiasi cosa? Facendo appello alla sua texaneria e al suo linguaggio: “Non incasinare il Texas” è più o meno la traduzione italiana del payoff della campagna.
STORIE Tutti i punti precedenti si trovano concentrati nella forma espressiva più antica ed efficace, la storia, il racconto. Se una storia ci resta dentro meglio e più a lungo di un documentatissimo saggio o di una serie di istruzioni è perché leggere o ascoltare una storia, come ognuno di noi sa fin da piccolo, significa viverla dentro di noi anche a livello sensoriale ed emozionale. Viverla, simularla dentro di noi, non è come agirla direttamente, ma è quanto di più vicino ci possa essere. Per questo le storie sono così efficaci per spingere all'azione. Qualche volta è meglio la storia di un problema risolto, con i perché e la creatività del singolo, che una serie di passi da compiere. O meglio, meglio queste cose insieme, in un dosaggio e in un equilibrio che ogni volta va ricercato, aggiustato, ristabilito. Perché le storie ovviamente non sostituiscono le altre forme comunicative ed espressive, ma sono quanto spesso può dare loro calore, compattezza, credibilità, emozione e sostanza. Eppure, sono anche il materiale che più ci circonda. Non è necessario essere un grande creativo per inventare una grande storia. Le storie sono sotto i nostri occhi, continuamente. Nei discorsi che facciamo, nei racconti che ascoltiamo, sulla stampa, alla televisione, sui blog. Il sito del libro Made to Stick. | appunti | al lavoro! | scrivere per il web | link | glossario | blog | riscritture | quaderni | litbits |caro visitatore | istruzioni per l'uso | sitemap | mappa tematica | scrivi | cerca | home | Pagina aggiornata
il 7.2.08 © 2008 Luisa Carrada . Tutti i diritti riservati.
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