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scrivere
per il web
punteggiatura nella
rete
La punteggiatura - i grandi
scrittori ce lo insegnano - è parte integrante dello stile, quindi ogni
regola sembra fatta apposta per essere infranta.
In fatto di punteggiatura, ognuno di noi ha le sue preferenze e si prende
le sue licenze. Anche nel microcosmo di una redazione o di un luogo di
lavoro, spesso si riesce a capire chi ha scritto un testo proprio - a volte
solo - dall'uso
(o abuso) che fa dei punti e delle virgole.
"Bisogna essere sensibili alla
punteggiatura, soprattutto quando la si vuole strapazzare" scrive
Dario Voltolini nel capitolo dedicato alla virgola nel primo dei due
bellissimi volumi Punteggiatura, a cura della Scuola Holden e pubblicati
da poco da Rizzoli.
Ma a chi scrive per lavoro, e ora soprattutto sul web dove la lettura è
ancora più difficile, conviene evitare troppi strapazzi e usare la
punteggiatura soprattutto per rendere i propri testi più chiari e
comunicativi.

Io, come tutti, ho le mie
idiosincrasie e i miei amori in fatto di punteggiatura e me li tengo ben
stretti. Ma quattro anni di scrittura in rete mi hanno fatto capire che
Internet ha comunque i suoi segni di interpunzione preferiti.
Scrivere molto online me ne ha fatti abbandonare alcuni e riscoprire altri, ma mi ha anche
insegnato a usarli tutti in maniera un po' diversa.
il punto
La scrittura
online ama la sintassi semplice e i periodi brevi, le colonne di testo
strette e gli spazi bianchi ("Lo spazio bianco è un rivolo
d'infinito, se lo vuoi" - Claudio Fracas). Il punto, soprattutto
il punto a capo, impone quelle pause salutari che la lettura sullo schermo
impone agli occhi e ai pensieri.
E non è solo questione di pause, spazi e riposi. Una frase molto breve
tra due punti acquista spessore e incisività. Anche quando non è proprio
ortodossa (come questa). E se la collocate alla fine del periodo, meglio
ancora. Provare per credere.
la virgola
("La
virgola è il segno di punteggiatura più elastico che abbiamo: separa,
unisce, segue il senso della frase, lo determina, segnala pause, isola
incisi, mette in evidenza parole, detta il tono a chi legge, si fa notare
quando non c'è" - Dario Voltolini)
Sintassi semplice
e piana vuol dire pochi incisi e poche subordinate. Le relative "a
grappolo", le frasi che si aprono l'una dentro l'altra, su Internet
non si leggono. Se state mettendo la terza virgola all'interno di un
periodo, allarme. Rileggete il periodo che state scrivendo e valutate se
la virgola vi serve davvero per rendere più chiara e facile la lettura,
oppure se vi state imbarcando in un periodo lungo e arzigogolato.
punto e virgola
Mai, mai amato,
neanche quando scrivevo i temi a scuola e introdurre un po' di varietà
era d'obbligo. Ora non lo uso quasi più, neanche quando scrivo testi
lunghi, destinati ad essere stampati. Preferisco sempre il punto. Ma forse
la colpa è mia: non sono mai riuscita a darmi una regola decente per usare
il punto e virgola.
punto esclamativo
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Per convincerci a leggere e a cliccare, il web grida con i suoi punti
esclamativi, rendendoci sempre più diffidenti verso questo pur utilissimo
segno di interpunzione. Io stessa ci ero cascata: Nuovo!! con due bei
punti esclamativi annunciava le nuove pagine sulla home page di questo
sito. Ora ce n'è uno solo. Alla prossima revisione toglierò anche
quello.
Non sarà il punto esclamativo a convincere i nostri potenziali lettori a
seguirci e a cliccare, ma la forza delle nostre parole e dei nostri
argomenti. Nelle e-mail personali, invece, usiamo pure il punto
esclamativo per esprimere tutto il corredo emotivo delle nostre parole:
sorpresa, incredulità, entusiasmo ...
punto interrogativo
Usato sul web
soprattutto per formulare domande retoriche ed inviti o stuzzicare la
curiosità del navigatore, o ancora per sintetizzare il famoso
help/aiuto/che faccio?, il punto interrogativo può diventare uno strumento di seduzione
se usato da una
penna abile ed esperta.
Ricordate la domanda di Carmen Covito in apertura del suo Sito
Romanzesco?
"Ma che ci fanno ancora tanti scrittori chiusi nella torre d'avorio
della letteratura pura e incontaminata? La contaminazione dei linguaggi,
dei generi e delle conoscenze è ariosa e, qualche volta, esilarante.
Venite a respirarne un po' con me".
due
punti
(Il duepunti detta una
sospensione di tempo, e accende l'attesa di qualcosa di straordinario.
Quel che fa è: promettere" - Alessandro Baricco)
Sì, anch'io amo i due punti, e smodatamente. Tanto che a volte,
quando faccio la revisione di un testo, mi trovo a dover togliere quelli
di troppo.
Segno sempre usato, ma riscoperto con Internet in tutte le sue
possibilità. I due punti promettono, aprono, annunciano, spiegano,
risolvono, creano aspettative ed attese, contribuendo non poco a quella
scrittura breve, interattiva, ariosa e leggera che il web richiede.
le
coppie: parentesi e trattini
Parentesi e
trattini chiudono, isolano, e sullo schermo non si leggono benissimo, oltre
a confondersi con altre cose, dicono gli esperti. Sembrerebbero tutti
ostacoli verso una lettura fluida e scorrevole. E' vero, ma servono
eccome. Soprattutto quando si scrivono testi brevi, che devono essere
letti nel piccolo spazio dello schermo. Parentesi e trattini ci aiutano a
"costruire" meglio il testo, a chiarire meglio il nostro
pensiero, a citare quello altrui in maniera corretta e ben distinta dal
nostro. L'importante è farne un uso coerente lungo tutto il nostro testo,
anche quando si articola in diverse pagine web.
Io in questo sito ne
faccio un uso forse non molto ortodosso, ma credo funzionale ai miei
obiettivi: uso le
parentesi per cambiare registro, per esempio per riportare delle citazioni
e delle mie notazioni più personali, e i trattini per gli incisi veri e
propri.
dalla
punteggiatura alla grafica
Sarà perché
usare solo la tastiera è più semplice e funzionale, soprattutto nelle
e-mail, ma la punteggiatura sta dilagando ben al di là delle sue funzioni più
tradizionali. Oltre alle emoticon, ci sono linee di separazione fatte di
punti e punti esclamativi, trattini e virgolette. L'ultima tendenza
riguarda i due punti: raggruppati a gruppetti di tre, li trovate su tutti i
weblog dei migliori
web designer italiani.

Lo
spunto di riflessione per questo testo mi è venuto da due
bei volumi, Punteggiatura, pubblicati
dalla Scuola Holden presso Rizzoli. Volumi da cui ho tratto inoltre tutte
le citazioni che trovate in questa pagina.
La formula è nuova e davvero indovinata. Nel primo volume i curatori
hanno chiesto a scrittori contemporanei di scrivere sui diversi segni di
interpunzione da diversi punti di vista: un piccolo saggio, una chiosa su
un saggio di un altro scrittore, una riflessione sui segni di interpunzione
che non esistono, ma che forse sarebbe bello (e utile) inventare. Le
prospettive, gli stili e le opinioni si incrociano - e con loro quelle di
tutti gli altri scrittori citati e chiamati in causa -, dando vita a un
libro originale e direi anche appassionante. Particolarmente interessanti
le riflessioni di Giulio Mozzi (quante nuove domande sull'uso del corsivo
... ma ne parleremo un'altra volta), le interviste a Sandro Veronesi (uno
scrittore che amo molto e che raccomando caldamente), le divagazioni di
tutti sul "segno di interpunzione che non c'è".
Il secondo volume, di Francesca Serafini e Filippo Taricco, è più
"classico" nella sua trattazione dei segni anche da un punto di
vista storico.
Nel complesso, una lettura utilissima sia allo scrittore professionale,
sia al lettore attento e appassionato: niente aiuta a scrivere meglio
e a leggere con gusto che andare a curiosare nella pratica e nei metodi dei grandi
scrittori.
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