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appunti
scrivere: questione di allenamento
La secca e fatidica domanda arriva spesso, sia via e-mail, sia in occasione di seminari o corsi: "ma come si fa ad imparare a scrivere?". Parliamo della scrittura professionale, ovviamente, e di come imparare a scrivere in maniera veloce ed efficace brochure, lettere, siti internet e a volte qualcosa di più complicato come un bilancio aziendale. E soprattutto a scriverle senza provare quella brutta sensazione di panico di fronte alla pagina o allo schermo bianco. Sensazione che conosco bene per averla provata innumerevoli volte. La risposta è semplice e complicata al
tempo stesso: a scrivere si impara leggendo e scrivendo moltissimo. Tutto
qui. Lo avrei scoperto più tardi, quando a
scrivere sono stata praticamente costretta dalle necessità della vita. Scrivere sotto pressione e per qualcun
altro mi ha dato insomma le chiavi di un mestiere: ho imparato che per
scrivere dei buoni testi non bisogna necessariamente scrivere di sé o su
temi interessantissimi, né avere un sacco di tempo a disposizione. Molto
spesso, almeno nella fase di formazione, è vero il contrario. |
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Scrivere, insomma, è
questione di allenamento. Più scrivi, meglio scrivi. Lo sapete come nascono i
testi di questo sito? Non piano piano, a pezzettini, pagina per pagina,
come la struttura di un web lascerebbe pensare (e potrebbe permettere). "Nulla dies sine
linea" scriveva Plinio il Vecchio un po' di tempo fa, e aveva
perfettamente ragione: non lasciar passare neanche un giorno senza
scrivere una riga. Un ulteriore strumento di
allenamento io l'ho trovato nel piccolo palmare che ormai porto sempre con
me. E' vero che la Moleskina - il quadernetto nero con l'elastico tanto
amato da Bruce Chatwin - è molto più snob, ma il palmare è molto più
comodo. Avere sempre a portata di
mano qualcosa su cui scrivere aguzza il pensiero e la vista. Un amico
scrittore al quale dicevo che io non so inventare neanche mezza storia (so
solo raccontare quello che vivo, vedo, sperimento o quello ha vissuto
qualcun altro) mi rispondeva che non è vero che io non so
"inventare", ma solo che io non so "vedere" le mille
storie che mi circondano. Scrivere per comunicare.
Scrivere per vendere. Scrivere per raccontare. Scrivere per non
dimenticare. Scrivere per lasciar uscire anche le parole che negli anni
abbiamo letto, riletto, sottolineato, ascoltato.
Pagina
aggiornata il 21.4.02 ©
1999-2005
Luisa Carrada.
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