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appunti c'era una volta... (perché anche le aziende hanno bisogno di storie)
Il libro è smilzo, ma
denso. Giuliano da Empoli espone la sua analisi e le sue idee con garbo e
grande chiarezza, che già da soli - e di questi tempi - sono valori non da poco. La sovrabbondanza delle
informazioni porta anche alla iperspecializzazione, alla frammentazione
dei saperi, all’impossibilità di riportare migliaia di dati e di
notizie a un quadro unitario, a una griglia interpretativa: siamo al
“trionfo delle piccole narrazioni, delle tendenze, delle mode”. Ma il nostro giovane autore ci fornisce anche una serie di antidoti alla sindrome da informazione eccessiva. Antidoti apparentemente semplici, che però esigono dal singolo individuo una certa dose di coraggio:
Quest’ultima “medicina”
ha attirato tutta la mia curiosità, perché negli ultimi tempi il mondo
della comunicazione, anche quello online, è tutto percorso da una febbre
narrativa, da una nostalgia di racconto, da un bisogno di storie. |
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Sherazade si può trovare a suo agio anche in un'azienda: due consulenti di organizzazione e comunicazione tedeschi hanno scritto un intero libro per dimostrare che le organizzazioni moderne hanno bisogno di storie (Das Unternehmen im Kopf, ovvero "l'azienda nella testa") e il loro metodo si chiama, non a caso, storytelling. Le idee di Karolina Frenzel e Hermann Sottong sono abbastanza semplici, di buon senso e ampiamente condivisibili. C'è un'azienda ufficiale, che si esprime attraverso il sito, le brochure, le mission, le dichiarazioni del top management, il bilancio, gli organigrammi, i comunicati stampa. E c'è un'azienda "nella testa delle persone" che vi lavorano, fatta di esperienze individuali, di storie personali, di sentimenti, di relazioni, un'azienda che si esprime soprattutto attraverso il racconto. Non si possono affrontare grandi progetti di cambiamento, di rebranding, di comunicazione interna ed esterna senza ascoltare queste due voci, senza confrontare questi due mondi, cercando di capirli entrambi. Quando l'azienda non segue il management, quando la comunicazione non funziona, quando l'intranet non la guarda e non la legge nessuno, non diciamo sempre che è un "problema di persone, di mentalità"? Eppure quasi mai i consulenti, nello stendere i loro piani, si preoccupano di capire cosa c'è nella testa della gente, cosa pensano, quale sia la loro immagine dell'azienda e quale la loro relazione con essa. Il metodo storytelling non usa questionari con domande precostituite. Oltre ad esaminare i documenti ufficiali e ad ascoltare il management, fa parlare le persone (scelte in modo anonimo a campione) e ne interpreta le immagini, i racconti, le rappresentazioni. Non solo dal punto di vista dei contenuti, ma anche delle strutture e delle logiche narrative, secondo le metodologie della semiotica. Così si scoprono anche cose di cui non sempre l'azienda e le sue persone sono consapevoli. Le aziende oggi sono grandi, frammentate, complesse: è difficile delinearne il quadro complessivo. Le "storie" aiutano a comporre il quadro vero e concreto dell'azienda, quella che i dipendenti vivono e sentono. E del resto, qualsiasi comunicatore interno sa bene che sull'intranet aziendale gli articoli più interessanti, le storie più lette, i dossier più riusciti non sono quelli commissionati dall'alto management, ma quelli nati ascoltando i colleghi alla macchinetta del caffè, chiacchierando durante il pranzo, mettendo insieme storie, idee e notizie. Adottare un taglio più narrativo nella comunicazione aziendale, anche in quella esterna e "ufficiale" aiuta spesso a conquistare attenzione e lettori, a sfuggire i pericoli dell'omologazione, a dare all'organizzazione uno stile e una voce propri. Un freddo case history può essere narrato come un racconto, con un inizio, uno svolgimento e una conclusione. E così per un nuovo prodotto, la cui nascita può essere raccontata dalla viva voce dei suoi progettisti. We all love a story: non è il titolo di una canzone, ma quello di un articolo apparso sul prestigioso sito di web marketing ClickZ. Il tema: la comunicazione di prodotto business-to-business. La raccomandazione: non descrivete i prodotti, ma raccontate come riescono a cambiare la vita quotidiana della gente.
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1999-2005
Luisa Carrada.
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