|










|
|
al
lavoro!
il
comunicato stampa
di Mariella
Governo e Alessandro Lucchini
le 5 W
la notizia, innanzitutto
la struttura del testo
l'ABC
dell'addetto stampa
la forma del comunicato
vendere la notizia
la tempestività
il diritto di rettifica
la distribuzione
le
5 W
"Lei conosce le Faiv Dabliu?"
Come ogni professione, anche il
giornalismo ha la sua epica: cose che in realtà non succedono, o
succedono raramente, ma chiunque giura che sono successe proprio a lui,
tanti anni fa.
Ogni
giornalista racconta che fu aggredito, il primo giorno in redazione, da
questa domanda del direttore.
E che dopo qualche attimo di panico e di ricerca mnemonica tra le
sigle, gli slogan, gli aneddoti ascoltati dagli amici o carpiti dai
manuali, dovette ammettere che no, non le conosceva.
E
che allora il direttore, impugnato il gessetto, si piazzò davanti alla
lavagna e cominciò a scrivere:
5
W=
Who
chi
What
che cosa
Where
dove
When
quando
Why
perché
Poi
cominciò il sermone: "La notizia! Subito la
notizia, guai a svolazzare su tortuose introduzioni che
irritano il lettore. Diamo subito la notizia: chi ha fatto che cosa, dove
l’ha fatto, quando e perché. Tutto questo nelle prime righe. Noi siamo
cronisti, dobbiamo stare sui fatti. Solo dopo che abbiamo raccontato i
fatti possiamo permetterci il lusso di analizzarli, interpretarli,
commentarli. Prima di tutto la notizia!"
Questa regola, anche fuori dalla lezioncina, è validissima.
E se lo è per i giornalisti che scrivono un articolo, ancor più lo è
per chi ai giornalisti si rivolge: l’addetto
stampa, la persona che - principalmente, o tra cento altre
mansioni - scrive appunto i comunicati stampa.

la
notizia, innanzitutto
Dice
il direttore di un grande giornale tedesco a un giovane redattore il primo
giorno dell’assunzione: “Quando scriverà un articolo, si ricordi che
ogni frase ha un soggetto, un predicato, un complemento oggetto. Punto. Se
una volta sentirà il desiderio di usare un aggettivo venga prima a
chiedermi il permesso.”
Un indirizzo di rigore, questo, ispirato al purismo giornalistico, a una
tecnica di base precisa – da agenzia di stampa - che vuole prose scarne,
essenziali, scevre di ogni contorcimento della forma, se possibile senza
aggettivi; periodi di pura informazione, senza interpretazioni, prese di
posizione, giudizi di merito (se occorrono, scrupolosamente virgolettati);
testi snelli, essenziali, che puntano dritto al sodo e che aprono in modo
accattivante.
così,
per esempio:
490.000 visitatori (+ 18.000 rispetto all’anno scorso) e 3.000
espositori, su una superficie espositiva netta di 107.000 metri quadrati:
sono i primi i numeri di Smau, la 36^ Esposizione internazionale dell’Information & Communications Technology, che si è chiusa ieri a Fiera Milano…
Il
mercato dell’Information & Communications Technology (ICT) è
aumentato nel 1999 del 12% in Europa, dell’ 8% negli USA e del 4% in
Giappone. La percentuale di crescita in Europa risulta superiore alla
media mondiale (+9.3%). L’Italia cresce più velocemente della media
europea (+13% e +17% nelle
telecomunicazioni)…
Le
poche righe dell’attacco racchiudono le informazioni essenziali, ma sono
anche di stimolo a proseguire la lettura. Sono attacchi scarni; sarà poi
il giornalista ad arricchirli con commenti. Sono attacchi reader-focused:
si rivolgono infatti al lettore, il giornalista, che ha bisogno di
individuare subito le notizie fondamentali.
invece
di
La
36^ edizione di Smau, l’esposizione
internazionale dell’Information
& Communications
Technology,
si è chiusa oggi a Milano con un grande successo di pubblico. La
manifestazione si è dunque confermata come un momento irrinunciabile per
comprendere le tendenze tecnologiche, scientifiche e culturali del settore
e un’occasione unica per entrare nel grande mercato del Mediterraneo…I
numeri dell’edizione…
E’
stata presentata oggi, presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di
Milano, l’ottava edizione di Eito, l’Osservatorio Europeo dell’Information
& Communications Technology. Eito è nato da un’idea di Smau ed è
realizzato con la partecipazione delle maggiori fiere e associazioni
europee del settore e con il contributo della Comunità europea.
Secondo Eito 2000,
il mercato europeo ha registrato un trend di crescita positivo nel 1999
rispetto agli USA e al Giappone. Positive anche le previsioni per il
2000…
I
risultati della manifestazione o i dati di mercato non vengono neppure
citati nel primo paragrafo, ma sono nascosti magari in fondo alla pagina e
difficili da individuare. Il testo è pulito, ma non fornisce alcuna notizia. Questo è quindi un attacco focalizzato su chi scrive il
comunicato stampa (writer-focused) e non su chi, il giornalista, lo deve
leggere e utilizzare come strumento di lavoro.
e
ancora
Per
una riunione di bilancio, ad esempio: subito i dati nelle prime righe,
fatturato, utili, sviluppo; poi l’acquisizione di nuovi mercati, la
posizione rispetto alla concorrenza o l’andamento del personale.
Per
una gara sponsorizzata dall’azienda: subito il risultato, e non tanto
per l’interesse sportivo, quanto per la sua influenza sugli obiettivi
dell’azienda stessa; quindi le riflessioni sul ritorno d’immagine e la
dichiarazione emozionata del presidente.
Il
tutto
deve essere condensato in 15-20 righe.
È
sorprendente, ma molti dei comunicati che piovono sui tavoli delle
redazioni - via posta o via fax, o ancora peggio via e-mail nascosti in un
attachment - sono composti da più di 5-6 pagine, magari con il fatto
davvero interessante messo quasi in fondo, a pagina 4, come per caso.

la
struttura del testo
Una
sintassi all’americana, tipica del giornalismo d’agenzia, quello cioè
delle agenzie di stampa, tipo ANSA e AGI:
soggetto, verbo, complemento oggetto, complementi di tempo e di luogo e
infine gli altri complementi.
Sarà compito del redattore interpretare, commentare, e usare anche una
forma più "rotonda".
Qualche
altra indicazione pratica:
 |
evitare
i gerundi, specie in apertura |
 |
scrivere
frasi
non più lunghe di due/tre righe |
 |
evitare
ripetizioni, cacofonie, ogni effetto buffo o sgradevole provocato
dall’accostamento di parole o sillabe con suono uguale o simile (per
esempio: altri tre treni, romanzo manzoniano) |
 |
controllare
che ogni frase compiuta abbia un suono piacevole (si deve imparare,
dopo aver scritto un testo, ad ascoltarlo, rileggendolo) |
 |
evitare
di spezzare parole in modo equivoco, in cui la parte che va a capo
sia fonte di derisione, come suc-cesso, o magni-fica; e così pure le
parole a doppio senso, che facilmente generano allusioni fuorvianti,
come "penetrazione dei mercati", o "membro del consiglio
direttivo" (bisogna guardare, ahimè, anche queste cose). |
Non
dimentichiamo, poi, gli elementi di corredo al testo: il titolo, un
sommarietto, le didascalie alle foto.
Dotare il testo di tutti gli elementi di corredo non significa mortificare
la professione del giornalista, ridurre il suo spazio creativo con la
pappa pronta; significa, semplicemente, facilitare il suo lavoro.
Per un redattore, che vive in continua lotta con i minuti, poter limitare
la propria concentrazione alla decisione “interessa o non interessa?”,
e se interessa poter prendere il comunicato e passarlo, così com’è, in
composizione, è veramente il massimo: meno fatica, meno dispersione di
tempo, meno rischi di errori o di malintesi.
Uno
degli errori più frequenti che si commettono inviando i comunicati ai
giornalisti e che puntualmente rivivono, come errori, negli articoli
pubblicati, è quello di mettere tutte le informazioni essenziali nel
titolo (data, luogo e tema di un evento) e non riportarli nell’attacco:
il giornalista, che oltre ad avere sempre fretta a volte è anche un po’
distratto, prende il comunicato, taglia le 15 righe di testa, mette tutti
i verbi al passato ("si è svolta", anziché "si svolgerà") e le
passa. Nella cronaca uscirà una colonnina sul nostro evento, magari con
una bella foto, e nessuno saprà dove si è svolto quell’evento e
quando.
Attenzione, precisione, prudenza, cura del dettaglio e scrupolo nel
controllo, sono perciò necessari per ridurre al minimo il rischio di far
danni.

l'ABC
dell'addetto stampa
Una
regola d’oro dell’addetto stampa è racchiusa nella comunissima sigla
ABC, che equivale a:
Accuratezza
Essere
sicuri di ciò che si scrive: controllare le informazioni dalla fonte
ufficiale, controllare le cifre, i dati, evitare errori di grammatica e di
sintassi.
Brevità
Concentrare il comunicato nel minor numero di parole, abolendo aggettivi e
avverbi superflui e ogni altro tipo di involuzione della forma.
Chiarezza
Parlare
lo stesso linguaggio del lettore, ossia del giornalista, che a propria
volta dovrà parlare quello dei suoi lettori: facilitargli il compito vorrà
dire migliorare il nostro risultato. Un’idea in ogni periodo; un
concetto compiuto in ogni frase; sequenze lineari e ben ritmate di
soggetti, verbi e complementi.
Con
riferimento alla brevità: è un dono che non tutti hanno, si sa. Daniel
Pennac, nel suo Come un romanzo, racconta della capacità di suo
fratello di riassumere Guerra e Pace così: "È la storia di
una ragazza che ama un tizio e poi sposa un terzo".

la
forma del comunicato
Strutturare per paragrafi e brevi
blocchi di testo.
Scrivere “Comunicato stampa”. O “Nota stampa”, o “Informazioni
per la stampa”. In apertura, grande, molto evidente. Nella montagna di
testi che piombano a
qualsiasi ora sul tavolo o nella casella di posta elettronica del
giornalista è utile far distinguere un comunicato dalla missiva di un
lettore o dalla circolare del comitato di redazione.
Non limitarsi, insomma, a una troppo discreta "preghiera di
pubblicazione"
a pie' pagina o in testa all’e-mail.
Il
giornalista usa abitualmente la tecnica della lettura veloce: legge
cioè con una specie di scanner mentale. Per questo dobbiamo usare una forma grafica che faccia uscire la notizia,
una specie di guida all’essenziale: tutto maiuscolo i titoli, in corsivo
i sommarietti, in neretto le parole chiave del testo.
E sempre caratteri bastoni più lineari dei graziati e con meno rischi di
impastature, soprattutto via fax.
C’è chi impagina il comunicato su tre colonne, o su quattro, dentro il
classico formato Uni, per dare una veste grafica ancora più "finita":
attenzione che non sia scambiato per una newsletter, o un ritaglio, un
riciclo, una fotocopia di un articolo già pubblicato altrove.
Sulla rete si sta diffondendo anche una tendenza a impaginare il
comunicato con una forma grafica di ispirazione ipertestuale: in una
colonna più stretta, riquadrata, i titolini di richiamo; e in una più
larga, il corpo del testo.
Buona scelta, ma anche qui: senza abusi, e purché non sia un semplice
vezzo, ma aggiunga valore alla leggibilità.

vendere
la notizia
Quel direttore col gessetto e la
lavagnetta probabilmente si scandalizzerebbe se sentisse
dire che ai suoi redattori vanno vendute le notizie. "Noi
la notizia la conquistiamo - tuonerebbe - è il nostro mestiere! Andiamo a
cercarla, piombiamo sul luogo in cui è nata, la strappiamo alle grinfie
del racconto orale che in pochi minuti la stravolgerebbe, e la consegniamo,
pulita, vera, essenziale, ai lettori". Niente da eccepire.
Vendere la notizia, però, ha il senso più generale di far accettare al
nostro interlocutore un’idea che proviene da noi.
E per farlo dobbiamo semplicemente metterci nei suoi panni, parlare
il suo linguaggio, risolvere le sue esigenze. Ciò significa che, una
volta preparata la notizia, dovremo assicurarci che sia acquistabile
(ossia accettabile) dal nostro interlocutore, il giornalista
appunto.
E sottolineiamo il giornalista, il singolo, l’uomo o la donna, non la
stampa, genericamente.
Non esiste, infatti, una lista di giornalisti così omogenea che possa
permetterci di trattare una notizia in modo uguale per tutti.
Esistono invece notizie che possono interessare, per i loro molteplici
risvolti, varie sezioni di un giornale.
Qualche numero, dato statistico, percentuale di confronto in più andrà
dunque offerto ai giornalisti economici; qualche osservazione di tendenza
ai giornalisti di costume; un particolare stimolo di curiosità a chi
scrive di attualità; qualche nota più dotta a chi è alla cultura.
Troppo? Non c’è il tempo per scrivere tanti comunicati diversi sulla
stessa notizia?
Allora diamo a ciascuno la possibilità di approfondire il tema che gli
serve. Costruiamo il testo base, sintetico, completo, e poi alleghiamo
delle note di approfondimento, divise per tema, che il redattore
selezionerà in base all’interesse dei suoi lettori.
E comunque, riflettiamo: a quanti giornalisti dobbiamo inviare il
comunicato? Trenta? Cinquanta? Cento? Si tratta sempre di numeri che
consentono un tocco personale.
Magari solo con un biglietto di accompagnamento, autografo, una e-mail, o
una telefonata che anticipa l’invio del comunicato, favorendone così l’accoglienza e preparandone l’interesse.

Ci
sono alcuni casi in cui buona parte delle regole fin qui descritte può
saltare.
La forma, la musicalità, la grafica, possono essere trascurate a
vantaggio della tempestività.
Salta un amministratore delegato, si conclude un importante accordo di
acquisizione o di joint-venture con altre aziende, si trova la soluzione
di una vertenza sindacale, si firma un grosso contratto di
sponsorizzazione: se l’ora è tarda e i giornalisti attendono la
notizia, il comunicato dovrà uscire rapidamente!
Anche con qualche correzione a mano, se il tempo per risistemarlo rischia
di far perdere dei preziosi quarti d’ora.

il
diritto di rettifica
La
legge italiana sulla stampa sancisce il diritto che ognuno di noi ha, se è stato danneggiato da un articolo,
di ottenere la
pubblicazione di una rettifica sullo stesso giornale.
Chissà perché, però, l’articolo che ci danneggia è lungo almeno un
quarto di pagina, mentre quello che ci chiede scusa non supera le tre
righe, e sta in fondo al giornale, nella cronaca di quartiere.
Comunque, a meno che non si tratti di danni gravi, che si combattono a
colpi di querela, la via più conveniente è la composizione di buon
senso, una specie di constatazione amichevole, nella quale è opportuno
far notare al giornalista che ha frainteso la notizia, che la prossima
volta dovrebbe stare più attento.
Non sono mai opportune le minacce, né le esibizioni di risentimento.
Anche con i giornalisti, come sempre nella vita, meglio essere in credito.

la
distribuzione
Qui
le vecchie e sane regole di redazione non valgono più. Con la rete tutto
cambia e il comunicato stampa si manda per e-mail.
Dice
Steve Outing di Editor & Publisher, guru del giornalismo online:
"qual è la funzionalità più utilizzata di Internet? L’e-mail. E la
meno utilizzata? L’e-mail".
La posta elettronica è una tecnologia
semplice e leggera. E’ facile consegnare via posta elettronica le novità
della nostra azienda nella casella postale del giornalista. Ma attenzione:
usata male passa inosservata o provoca fastidio.
Quando il nostro giornalista apre l’e-mail facciamogli trovare subito
tutte le informazioni essenziali nella prima schermata: oltre al
comunicato stampa visibile sul video scriviamo, in alto a sinistra, i
credit dell’azienda e il nostro nome (quelle informazioni che in genere
sulla carta lasciamo in fondo).
Evitiamo quindi di mandargli attachment che non ha tempo di aprire oppure
non riesce ad aprire, fotografie difficili
da scaricare, o un lungo elenco di indirizzi Internet.
Se ci mettiamo dal suo punto di vista abbiamo molte possibilità di essere
notati.
E soprattutto incuriosiamolo: l’e-mail deve avere un oggetto
chiaro e non generico. Il testo deve essere breve, massimo due
schermate. Per ulteriori approfondimenti aggiungetegli
l'URL della pagina di approfondimento sul vostro
sito e se volete anche l'URL della home page del sito.
Sui
comunicati stampa leggi anche:
L'ufficio stampa online
Il comunicato stampa politico

Mariella
Governo è Responsabile Relazioni Esterne e Comunicazione
della Fondazione Fiera Milano.
Alessandro Lucchini
è giornalista, copywriter, docente di business writing. E' autore di
"Scrivere, una fatica nera" e "Business
writing. Scrivere nell'era di Internet".
|
appunti | al
lavoro! | scrivere per il web | link
|
glossario
| blog |
riscritture | quaderni
|
litbits |caro
visitatore | istruzioni
per l'uso | sitemap | mappa
tematica | scrivi |
cerca | home |
Pagina aggiornata il
16.4.00
© 2000 Mariella Governo e Alessandro Lucchini. Tutti i diritti riservati.
Se volete riprodurre, anche in parte, il
contenuto di questo sito, inviate una mail.
www.mestierediscrivere.com |