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appunti
Noi "Uffici Relazioni
con il Pubblico"
di Vincenzo
Cimino
L'obiettivo
degli URP: comunicare
Comunicare via e-mail
Comunicare sul web
L'obiettivo degli URP: comunicare
Una legge del 1993 ha imposto la nostra creazione ma, come spesso capita,
c'è voluto del tempo per nascere veramente.
E non è stato semplice crescere, essere metabolizzati dalle nostre
strutture e dai colleghi: non per cattiveria, è che … non si capiva bene
cosa dovessimo fare.
Ma poi abbiamo scoperto la nostra vocazione: comunicare. Comunicare con qualsiasi
mezzo e con tutti, all'interno, all'esterno, con semplici cittadini,
società o enti.
Individuato l'obiettivo si è trattato di conseguirlo. E subito ci siamo
impegnati a disimparare. Sì, proprio così: disimparare.
Disimparare anni di "amministrativese", con i suoi "Spett.le
Società", "si significa che", "distinti saluti",
decisamente fuori luogo nel nostro nuovo ruolo (e, a dirla tutta, anche nel
vecchio).
Riconquistato il linguaggio degli anni belli del liceo, e riaperta la mente
alla fantasia, ci siamo messi a lavorare sul serio.
E allora, piazzato un computer su ogni scrivania, abbiamo cominciato a
giocare. Giocare con byte, html, server, colori, grafica.
E sì, perché abbiamo capito subito che carta, inchiostro e francobolli
avevano fatto il loro tempo: la comunicazione, ora, corre sul filo. Si
tratta solo di scegliere gli strumenti.

Comunicare via
e-mail
La prima scoperta è stata l'e-mail. Sarà stata la chiocciolina ad
attrarci … fatto sta che, appena trovato un provider, entusiasti ci
siamo lanciati nel mondo della "cibercomunicazione".
Ma se attrazione è stata, è stata sicuramente fatale: i primi tempi
ricevevamo due e-mail al giorno, dopo sei mesi eravamo sommersi da decine
di messaggi di chi chiedeva le cose più varie.
E comunque ormai il guaio era fatto: non si poteva più tornare indietro. Però
dovevamo darci delle regole per fronteggiare il nostro affezionato e
sempre più numeroso pubblico.
LA PRIMA REGOLA È: RISPONDERE. SEMPRE.
Niente è più irritante di chi invita a scrivere e poi non risponde: è un
po' come tradire. E anche se si dovesse ritardare, si risponde comunque,
scusandosi per il ritardo.
LA SECONDA REGOLA È: RISPONDERE CON QUALCOSA DI UTILE. POSSIBILMENTE.
Noi ci impegniamo, ma a volte non è possibile. Purtroppo, o per fortuna,
l'e-mail è ancora considerata a metà strada fra formale e informale e,
quindi, possiamo utilizzarla entro certi limiti.
Chi vuole un parere su importanti e innovative questioni curate dal nostro
istituto dovrà chiederlo formalmente e il nostro istituto, altrettanto
formalmente, risponderà. Con tanto di raccomandata e firma autografa del
presidente.
LA TERZA REGOLA È: FARE IN MODO DI NON RICEVERE E-MAIL. MAI PIÙ.
Non è un'agitazione sindacale o che ci siamo stancati di lavorare. E' solo
che se tanti scrivono per domandare qualcosa, forse, è perché non
svolgiamo bene il nostro lavoro, che è quello di informare. E siccome chi
manda e-mail è spesso un assiduo navigatore, è sul nostro sito che
dobbiamo trovare la soluzione affinché nessuno si prenda più la briga di
scrivere (e noi quella di rispondere) per avere informazioni che potrebbero
essere a portata di clic.

Comunicare sul web
E' vero, i nostri siti godono di una
rendita di posizione: non dobbiamo vendere nulla o convincere nessuno,
diamo solo informazioni che servono a molti e che, spesso, abbiamo solo
noi. Quasi un monopolio.
E' il nostro punto di forza. Ma non facciamone la nostra debolezza: se non
curiamo il nostro sito, lo rendiamo ricco e facilmente utilizzabile,
diventerà ben presto inutile … e inutilizzato.
E allora sotto con libri, corsi, siti specializzati. Rispolveriamo il
nostro inglese per andare incontro ai guru del web writing: De Kerchove,
Nielsen (che non è quello dei piatti), Landow.
Ma, soprattutto, riscopriamo logica e razionalità, buonsenso e capacità di
immedesimarci in chi visita il sito alla ricerca di qualcosa. E facciamo in
modo che quel qualcosa lo trovi, e nel modo più semplice.
E non bisogna sottovalutare i contenuti, perché internet ha portato una
ventata di serietà: si va al sodo, i giochini non piacciono più a nessuno,
fanno solo perdere tempo.
E allora inseriamo tutto quel che serve a chi opera nel nostro settore.
Soprattutto, mettiamo dentro i nostri documenti, magari ordinati per
materia: perché ci sarà sempre un sito dove trovare una legge, ma
difficilmente ci si troverà una nostra comunicazione.
* * *
Questo è il nostro lavoro e queste le regole che ci siamo dati, frutto
della nostra (poca) esperienza e del nostro (tanto) entusiasmo.
Però non siamo affezionati a nessuna di esse. E se scoprissimo che sono
sbagliate, le abbandoneremmo. Subito. E senza rimpianti.
E' proprio questo il bello: quello che funzionava ieri potrebbe non
funzionare oggi e potrebbe funzionare nuovamente domani, nella continua
ricerca di un equilibrio dove si possa esplicare la sottile e impalpabile
arte di comunicare con gli altri.

da Vincenzo
Cimino:
Laureato in giurisprudenza, lavoro da 13 anni in un'autorità amministrativa
indipendente. Parecchi di questi anni li ho trascorsi a fare
l'"operativo", ad occuparmi cioè di "competenze
istituzionali". Da poco, lavoro nell'Ufficio Relazioni con il Pubblico.
Per adesso mi sto occupando soprattutto di "imparare". E se
qualcuno avesse la mia stessa occupazione, sarebbe bello conoscerci:
così impariamo insieme.
Sulla scrittura professionale
nella pubblica amministrazione, su questo sito leggi anche:
i
siti pubblici tra e-government
e burocratese
così
a Padova abbiamo vinto il burocratese
guida
alla scrittura di comunicazioni per il pubblico
stupidario
della pubblica amministrazione
La
guerra al burocratese: un cammino incompiuto
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22.8.01
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