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scrivere
per il web
le nuove strade dei
weblog
Da quando ne ho parlato per la prima
volta su questo sito, esattamente un anno fa, i weblog
- o blog, come ormai tutti li chiamano - ne hanno fatta di strada. Anzi,
di strade ne hanno imboccate parecchie. Ancora non da noi in Italia,
nonostante il gran parlare che se ne fa, ma negli Stati Uniti e in altri
paesi europei sì.
Questo genere di self-publishing così
rapido, personale, telegrafico, impressionista, terribilmente soggettivo,
ha espugnato anche la roccaforte del mondo che sembrava il suo nemico e la
sua antitesi, quello del giornalismo ufficiale e delle grandi
testate.
Non per sostituirsi agli articoli di cronaca, ai commenti, ai reportage,
ma piuttosto come il loro più utile completamento.
Non sono pochi i giornalisti della carta stampata che tengono anche una rubrica di weblog
(uno per tutti: Dan
Gillmore, famoso editorialista high-tech del San José Mercury News
della Silicon Valley), e nemmeno le testate importanti che dedicano loro
una sezione del sito (una per tutte: il britannico The
Guardian). Una volta
pubblicati gli articoli, nella
versione cartacea e online, i lettori si scatenano, inviando commenti e
osservazioni, proponendo magari una diversa angolazione dalla quale
considerare un particolare tema. Un gran lavoro per il giornalista, che
legge, filtra, risponde e pubblica in tempo reale sul suo weblog, ma anche
una fonte preziosa di ulteriori dati, materiali, notizie, verifiche.
La "posta dei lettori" alimenta così continuamente il giornale,
lo arricchisce di nuove prospettive e nuove voci. Il giornale online non
è più la copia in bit della versione cartacea, ma fa proprie le
caratteristiche più genuine di Internet, l'interattività e il confronto
tra idee e persone.
D'altra parte, gli autori del Cluetrain
Manifesto lo avevano detto e scritto già due anni fa nella
prima delle loro 95 tesi:
"i mercati sono conversazioni".
C'è invece chi ha unito le proprie forze
e le proprie competenze in un weblog di gruppo. Se poi questo
weblog è fortemente specializzato in un tema di nicchia, il risultato è
da fuoriclasse: una fonte documentatissima e inesauribile di notizie, link
e opinioni a livello globale. E' il caso di E-media
Tidbits, la migliore *risorsa* (mai l'orribile anglicismo fu
più pertinente) sui contenuti e la scrittura online. Coordinati da Steve
Outing, un gruppo di giornalisti e professionisti di diversi paesi (ci
sono anche una tedesca e un'italiana che lavora a Londra) pubblicano ogni
giorno le loro scoperte sul web, le loro letture e soprattutto le loro
opinioni (spesso a confronto). Chi riceve tutte le mattine il digest
nella propria casella di posta, può star sicuro di non perdere niente di
ciò che succede nel mondo del giornalismo online e del content publishing.
Il weblog è il genere per eccellenza dei saperi di nicchia.
Provate a leggere Whatever
del business writer John Scalzi o i bloug
dell'architetto dell'informazione Louis Rosenfeld. Il bello è che quando
scrivono il loro weblog, anche studiosi seri come questi passano a uno
stile più personale, più caldo e informale, mescolando letture, opinioni
e consigli con mille particolari della loro quotidianità.
In Italia il weblog non viene ancora
minimamente considerato dai giornali come uno strumento utile o almeno
complementare a quelli più tradizionali. Ma ci arriveranno anche loro;
d'altra parte ci sono voluti anni perché si accorgessero dell'utilità
delle newsletter inviate per e-mail, presentateci ultimamente dai grandi
quotidiani e settimanali come la novità delle novità.
Il weblog da noi sta piuttosto dilagando tra i giovani come la versione
più moderna del diario e rimpiazzando, spesso con esiti molto
migliori, la home page personale. Ma chi pensa a questi journaux
intimes del duemila soltanto come a meri contenitori di debordante
emotività, si sbaglia.
Ci sono anche dei bellissimi esperimenti di quella
scrittura sintetica e concentrata costruita sui ritmi che la velocità del mezzo e della
pubblicazione impongono. Ci sono dentro i rapporti umani, le letture, la
musica, la politica.
"Questa sono io, senza filtri, senza inibizioni, come tutti voi mi
conoscete" afferma la misteriosa La
Pizia in apertura del suo weblog. Si entra con un leggero
imbarazzo e in punta di piedi in questo spazio così personale e dai testi
brevi ed intensi, che oscillano tra prosa e poesia ("ah, che lingua il
portoghese ... un velluto di un rosso intenso che scivola via da un fianco").
Provate a leggere anche i lunghi e documentatissimi, ma mai noiosi,
weblog di Leonardo,
oppure quelli sintetici e telegrafici di due giovani ma consumati web
designer come Frederic
Argazzi e il "blogorroico" Antonio
Cavedoni. Nonostante
la frammentarietà, sono vere autobiografie quotidiane, squarci di vita
rappresentati e restituiti
attraverso la disciplina della scrittura.
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